Su Altamount Road, a Mumbai, dove le quotazioni immobiliari diventano vertiginose, sorge un condominio di famiglia che arriva a 27 piani e nei registri di Guinness si iscrive alla voce “casa”, non “grattacielo”, anche se la sua altezza è pari a quella di un palazzo per uffici di sessanta piani. È la casa più grande del mondo, proprietà di Mukesh Ambani, patron di Reliance Industries e uomo più ricco d’India: 37mila metri-quadrati abitabili su un lotto di 4532, 173 metri ottenuti con soffitti tripli rispetto allo standard.

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Una città privata impilata verso il cielo

Nel 1896 Louis Sullivan, teorico della scuola di Chicago, scrisse che il grattacielo va letto come una colonna classica: base pubblica, fusto di uffici ripetuti, attico meccanico. È la stessa logica che a Chicago tiene ancora in piedi la sala contrattazioni del Board of Trade, con sotto i 32 piani di uffici, o che al John Hancock Center impila negozi, uffici e 700 residenze fino all’osservatorio. Antilia applica il principio capovolgendone la gerarchia: il pubblico e il servizio stanno in basso, il privato più prezioso sale in cima. Alla base, sei piani di garage per 168 automobili, 4 di spa con “stanza della neve”, un teatro da 50 poltrone, un tempio, una sala da ballo, 3 eliporti. Solo gli ultimi 6 piani, in vetta, sono la casa vera della famiglia Ambani.

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27 piani, nessuno uguale all’altro

Il cantiere è durato dal 2006 al 2010: lo avviò l’impresa di Hong Kong Leighton Asia, lo completò la mumbaikar B. E. Billimoria & Company. Per un tale lavoro, il calcolo strutturale, firmato dallo studio locale Sterling Engineering Consultancy Services, prevede resistenza a un terremoto di magnitudo otto. 9 ascensori ad alta velocità collegano piani che gli architetti, Perkins & Will di Chicago, hanno continuato a ridisegnare in corso d’opera: nessuno dei 27 è identico a un altro, con marmi e madreperla scelti volta per volta attorno a due motivi ricorrenti, il loto e il sole, secondo i principi del Vaastu Shastra, l’antica disciplina indiana dell’orientamento degli spazi. Nita Ambani scelse lo studio dopo aver visto i suoi interni al Mandarin Oriental di New York Il nome, Antilia, arriva dall’isola fantasma che i cartografi spagnoli disegnavano nell’Atlantico prima di ammettere che non esisteva. Se il suo costo iniziale si aggirava attorno ai due miliardi di dollari, nel 2023 la stima è salita a 4,6 miliardi, la stessa cifra a cui oggi si valuta Buckingham Palace.

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Headshot of Ciro Marco Musella

Sono nato a Napoli, non parlo in terza persona e non curo cose, oggetti, persone o animali. Ho studiato architettura tra il Politecnico di Milano e l’ENSA Paris-Belleville per poi laurearmi in Architettura delle Costruzioni. Mi sono occupato di allestimenti seguendo i progetti di NENDO, scrivo di grandi architetture e sto completando un dottorando in Composizione allo IUAV di Venezia. Nonostante questo, tutto regolare.