Il settore vede grandi e famosi brand in forte difficoltà e a rischio sopravvivenza. Gli esempi più noti tra passato e futuro
La crisi europea dell’auto mostra giorno dopo giorno i suoi effetti più concreti. Secondo il settimanale tedesco WirtschaftsWoche, il gruppo Volkswagen nell’ambito della sua profonda ristrutturazione avrebbe intenzione di ritirare dal mercato Seat entro il 2029, concentrando gli investimenti solo su Cupra. «Al di là dell’attuale ciclo di prodotto la direzione futura del marchio Seat rimane oggetto di valutazione – ha spiegato il gruppo tedesco in una nota -. Una regolamentazione sempre più stringente, gli aspetti economici dell’elettrificazione e gli investimenti necessari per sviluppare una nuova generazione di modelli rendono sempre più difficile giustificare ulteriori investimenti».
L’allievo che supera il maestro
Un terremoto (non inaspettato) ma che ci dà le proporzioni della crisi che sta vivendo il settore. Seat nasce nel 1950 come casa nazionale spagnola, con Fiat tra i soci. Cupra, nel 1996, ma soltanto come sigla sulle Seat più cattive. Dalla fine del 2018 su idea di Luca De Meo è un marchio autonomo che è stato capace in meno di un decennio di superare il brand che l’ha generato. Un record. Sono i numeri a offrirne un’istantanea: quasi 300 mila consegne Cupra (+35%) contro le 215mila Seat del 2025 (-18%), 151mila Cupra contro 112mila Seat nei primi sei mesi 2026.
Saab, Rover e Jaguar
Con il possibile addio di Seat l’auto europea muore ancora un po’. Un film già visto. Chi si ricorda di Saab? Nata a Trollhättan per costruire aerei e finita sotto il controllo di General Motors nel 2000, ha depositato istanza di fallimento il 19 dicembre 2011. L’8 aprile 2005 era toccato a MG Rover, ultima casa rimasta di proprietà britannica, con 6mila operai a Longbridge, la fabbrica dove era nata la Mini. Un marchio rinato nel 2007 sotto la proprietà cinese del colosso Saic e che oggi riscuote parecchio successo. A proposito di Inghilterra, Jaguar resta sotto osservazione. Nei primi sei mesi dell’anno il marchio del giaguaro ha venduto 10 auto contro le 2.813 dell’anno precede. Numeri da necrologio: Jaguar ha smesso di vendere auto con motori termici alla fine del 2024 e si prepara a lanciare un unico nuovo modello entro fine anno: sarà la Type 01, una berlina di lusso e sportiva ma solo elettrica. In molti si chiedono se sarà sufficiente per rilanciare il marchio.
Le sorti di Lancia e Maserati
Anche in casa nostra il contesto non è dei migliori. Lancia (6.831 consegne nei primi sei mesi dell’anno) da tempo sopravvive con un solo modello in gamma, la Ypsilon, citycar che verrà affiancata dal Suv coupé Gamma entro fine anno. Il marchio di Stellantis nell’ultimo piano industriale firmato dal ceo Antonio Filosa è stato trasformato in uno «Speciality Brand» sotto il controllo di Fiat e dedicato al mercato locale. E non ci sono annunci, al momento, di nuovi modelli. Maserati ha chiuso il 2025 con 7.900 consegne dalle 11.300 del 2024, ricavi scesi a 726 milioni e una perdita operativa di 198 milioni. In autunno è atteso il piano di rilancio, all’ennesima ricerca di una nuova identità con due nuovi modelli prodotti probabilmente a Cassino. Al momento non si parla di vendita del Tridente, ma Stellantis è in trattative con i colossi cinesi Huawei e JAC Group per una partnership industriale volta a rilanciarlo. Insomma, che ne sarà di noi?
4 settembre 2026 ( modifica il 4 settembre 2026 | 18:45)
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