di
Luigi Ippolito

Funzionari italiani alla kermesse di Birmingham, mentre il partito è sotto accusa. Presenti anche Germania e Spagna (ma non la Francia)

DAL NOSTRO CORRISPONDENTE
LONDRA – Le diplomazie europee cominciano a prendere le misure di Nigel Farage e del suo partito, Reform: al congresso di Birmingham in corso in questi giorni diverse ambasciate hanno inviato per la prima volta i loro funzionari politici, un segno che la formazione della destra populista britannica è ormai considerata un attore significativo che non si può più ignorare. Fra i Paesi presenti ci sono l’Italia, la Germania e la Spagna (ma non la Francia). È prassi comune che ai congressi dei laburisti e dei conservatori vadano i rappresentanti diplomatici europei, in certi casi perfino gli ambasciatori: per Farage non ci si è spinti a questo livello di ufficialità, ma comunque si è deciso di stabilire un rapporto per tastare direttamente il polso di Reform e magari far filtrare le posizioni europee.

È un interesse che rischia però di essere un po’ tardivo: il partito di Farage si vede ormai scavalcato nei sondaggi dai laburisti ringalluzziti dalla popolarità del nuovo premier, Andy Burnham, mentre il tribuno della destra populista è assediato dagli scandali. Se fino a pochi mesi la prospettiva di vedere Farage a Downing Street appariva realistica, adesso gli scommettitori inglesi danno addirittura per probabile che il leader di Reform abbandoni la politica entro l’anno prossimo. A far scoppiare la bolla faragista è stata una serie di rivelazioni sulle finanze del leader e del partito: e l’ultimo scandalo è deflagrato proprio alla vigilia del congresso, finendo per deragliarne l’agenda. Giovedì sera Channel 4 ha mandato in onda un’inchiesta in cui si vedono dei giornalisti che, spacciandosi per uomini d’affari americani, convincono due stretti consiglieri di Farage ad accettare finanziamenti illegali. Lo stesso Farage è poi andato a pranzo con i finti businessmen.



















































La prima reazione da parte di Reform è stata furiosa e si è gridato al solito complotto dell’establishment: ma poi i due consiglieri di Farage sono stati sospesi dal partito, anche se il leader ha insistito che «nessuna legge è stata violata». Ma intanto i laburisti hanno denunciato Reform alla polizia, che ha fatto sapere che si occuperà del caso. Lo stesso Farage è già oggetto di una inchiesta parlamentare per la donazione personale di 5 milioni di sterline (quasi 6 milioni di euro), ricevuta da un miliardario britannico residente in Thailandia, re delle criptovalute, che il leader della destra populista ha omesso di dichiarare. E un’altra inchiesta potrebbe essere lanciata sui favori ricevuti da un giovane aristocratico già condannato per frode negli Stati Uniti. Per finire, la polizia ha messo sotto la lente le finanze opache del partito.

Nel tentativo di deflettere gli scandali, Farage aveva fatto in estate una mossa a sorpresa: si era dimesso da deputato per ricandidarsi nel suo stesso seggio, in modo da farsi «giudicare dal popolo». Ma il trucco si è rivelato un boomerang: gli altri partiti hanno rifiutato di correre e Farage si è ritrovato come principale avversario Count Binface, un comico vestito da supereroe con un bidone della spazzatura sulla testa. Farage è stato rieletto, ma il tutto era ormai degenerato in farsa: e gli interrogativi sono rimasti lì.

4 settembre 2026 ( modifica il 4 settembre 2026 | 22:53)