Qualcuno ha deciso di salutare l’olandese bruciando la sua maglia sul barbecue. In un mondo infiammato dall’odio, non si scherza col fuoco

Il domenicano Fra Giovanni da Fontana, terribile inquisitore di Bergamo, nel 14° secolo condannò al rogo 12 eretici dolciniani. Morì tra le fiamme anche Caterina de Pilli, detta Ruggiera da Bergamo, accusata di stregoneria. Tempi lontani, ma mica tanto. A Bergamo il fuoco punisce ancora. Un imprenditore locale dal cognome curiosamente liquido (Acquaroli) come l’inquisitore (da Fontana), ha dato fuoco su una griglia alla maglia di Marten De Roon, acquistata a un’asta di beneficenza. Il video è diventato virale. L’eresia imputata all’olandese? Essersi trasferito nella città del Papa. Può essere eretico o traditore il giocatore che ha indossato più volte la maglia della Dea (444 volte) e che il giorno del record pianse davanti al lenzuolo della curva: “Prima uomini, poi campioni”? 

Può esserlo un ragazzo che ha abitato 10 anni in città, che ha condiviso la tragedia del Covid, che ha figlie che parlano con accento bergamasco, che sa cos’è lo stegnat de polenta, che ha costruito la favola Dea, che ha pianto l’ultima volta a Zingonia e tornerà a vivere a Bergamo? È andato alla Roma perché, a 35 anni, un calciatore sogna di chiudere giocando. Sarri non gli ha concesso un solo minuto di campo. Faticoso anche il saluto. Gasp, che lo ha plasmato e gli ha permesso nazionale ed Europa League, gli ha teso una mano e gli ha già restituito il campo. L’imprenditore auspica che la curva bergamasca, al ritorno, lo accolga “con un silenzio assordante”. Noi auspichiamo che assordante siano l’applauso e la riconoscenza. In un mondo infiammato dall’odio, non si scherza col fuoco. Sulla griglia tornino le salamelle.