Alla fine degli Anni 90, quello degli scooter 50 sembrava un fenomeno destinato a non finire mai. In pochi anni aveva quasi cancellato il vecchio ciclomotore a marce o a pedali, e conquistato non soltanto i quattordicenni, ma studenti, donne e soprattutto automobilisti che avevano scoperto quanto fosse semplice muoversi in città su due ruote. Nel 1990 in Italia erano stati venduti poco più di 109.000 scooter con cilindrata 50 cc; nel 1998 si arrivò al record di 652.727, su un mercato complessivo di 685.692 ciclomotori. In pratica, il “motorino” era ormai diventato quasi esclusivamente scooter. Era anche un mercato nel quale si poteva osare. Accanto ai campioni di vendita – Piaggio Zip e Nrg, Aprilia SR e Scarabeo, Malaguti Phantom, Mbk Booster e Yamaha BW’s – le case moltiplicavano le proposte. C’erano scooter sportivi, rétro, a ruota alta, quasi fuoristrada, modelli che sembravano prototipi da Salone, e altri che cercavano di inventarsi nuove funzioni. Un cinquanta non doveva più essere soltanto economico, poteva avere due freni a disco, sospensioni evolute, telaio in alluminio, strumentazione digitale o una carrozzeria disegnata da Giorgetto Giugiaro. Proprio mentre arrivavano alcuni dei modelli più originali, però, il terreno cominciò a franare. Dai 652.727 scooter del 1998 si passò a 537.478 nel 1999, poi a 302.065 nel 2000 e appena 171.136 nel 2001. In tre anni il mercato aveva perso quasi tre quarti dei volumi. Non si può identificare un’unica causa. Dal 30 marzo 2000 il casco diventò obbligatorio anche per i maggiorenni sui ciclomotori, togliendo al cinquanta uno dei privilegi che ne avevano favorito l’utilizzo urbano. Nel frattempo i premi assicurativi erano aumentati sensibilmente e il vantaggio economico rispetto agli scooter di cilindrata superiore si era ridotto. Le analisi pubblicate proprio allora indicavano anche la saturazione del mercato, la fine degli incentivi e l’incertezza normativa tra le ragioni della crisi. Ma stava accadendo qualcosa di ancora più importante. Lo scooter 50 aveva insegnato a centinaia di migliaia di adulti a usare le due ruote; una volta superato il timore iniziale, molti scoprirono che un 125 o un 150 permetteva di viaggiare più velocemente, trasportare un passeggero e affrontare percorsi più lunghi. Nel 2000, mentre il mercato dei cinquanta precipitava di oltre il 40%, quello dei veicoli targati cresceva del 38,4% e gli scooter di cilindrata superiore del 46,8%. Il modello targato più venduto dell’anno fu il Piaggio Liberty 125.