L’ex tecnico terminò la carriera in neroverde: “Avrei preferito chiudere con le panchine diversamente”. Sulla Serie A: “Attenti a quelle due: l’Inter è una sicurezza, Gasp alla Roma sa volare”
Oggi sono 4569 giorni che non allena più. Numeraccio. Ma anche scelte di vita. “E pensi che mi chiedo ancora chi mi cacciò veramente da quel Sassuolo…”. Alberto Malesani, però, da allora non ha mai smesso di vedere calcio. Una dipendenza buona. “Non sono riuscito a risponderle prima al telefono perché ero a vedere un allenamento delle giovanili: chi parla tanto di giovanili dovrebbe andare a vedere come si allenano e parlare meno per sentito dire. Bisogna vedere e non supporre…”. Le giovanili in questione sono “del Montorio calcio, di un mio amico. Vado a vedere gli allenamenti anche delle prime squadre, in giro, non le partite; ma soprattutto le giovanili: mi piace restare a vedere metodologie, applicazioni di calcio, eventuali novità. C’è sempre qualcosa di interessante in giro”. Il “Male” ha un dono, oltre a quello che aveva in panchina nell’essere “avanti” (e lo dice sempre chi lo ha avuto da allenatore): dice quel che pensa. Mica poco.
Eravamo nel marzo 2014: dopo averla ingaggiata a gennaio, il Sassuolo la esonera dopo 5 giornate. Da allora, niente più panchine.
“Mi infastidirono due cose. La prima: avevo sette giocatori nuovi e mi diedero praticamente un mese di tempo o poco più. Impossibile trarre dividendi. La seconda: qualcuno, non faccio nomi, vociferava di un lavoro fatto non nella maniera giusta o non abbastanza, ho sentito anche voci strane ma mi fermo qui. In più, hanno dato giudizi molto severi nei miei confronti che onestamente non avrei meritato. Ma le dico: diversi collaboratori mi dissero che se avessimo insistito quella sarebbe stata la strada giusta per fare bene le cose; avevo ottimi rapporti, in squadra e nella Mapei, quindi non ho ancora capito chi volle il mio esonero dopo troppo poco tempo per poter dare un gioco e cambiare davvero le cose. Ma tant’è: è andata così e da allora non ho più allenato”.
Dodici anni in una parola?
“La chiusura di un’esperienza molto importante della mia vita. Non l’unica ma che ha preso tanto della mia esistenza e nella quale sono stato bene, mi sono anche divertito, passando momenti di ogni tipo. Insomma, avrei preferito chiudere con le panchine diversamente, certo…”.
Parliamo del derby col Bologna di domani: ha visto sia l’una che l’altra squadra?
“Entrambe. In campionato e il Sassuolo anche in Coppa Italia: meritava di passare il Frosinone, sinceramente. Ha una linea definita e, si è visto anche in campionato, una gamba che oggi il Sassuolo non ha”.
Ma il Sassuolo ha comunque tanto di buono: bel mercato e in più il mantenimento di Berardi e Laurienté.
“Vero, la qualità c’è senza dubbio ma secondo me Aquilani due cose le deve ancora sistemare, compreso il fatto che concede molto, ancora troppo. Sa chi mi piace dei neroverdi? Lipani. Si vede che ci sa fare e lo sa fare bene”.
“Mi ascolti bene: ho visto uno degli allenatori più interessanti della Serie A, Tedesco. Non lo conosco ma lo sto apprezzando. Lo dico oggi che ha zero punti; e ha zero punti in classifica perché ha trovato due portieri (Mandas e Carnesecchi, ndr) in formato XL. Questo Bologna è stato sfortunato: l’ho visto bene, soprattutto a Bergamo, non meritava mai nella vita di perdere la gara”.
Cos’ha notato di “illuminante” in Domenico Tedesco?
“Le tre fasi fatte benissimo: con palla, senza palla e in transizione. Poi gioca, ha i ritmi giusti e consoni al momento della partita. Sa che problema ha? Che la palla non va dentro, ed è un bel problema. Ma tra le squadre che ho visto a posto è quella che senz’altro ha ottenuto di meno per ciò che ha fatto. Tedesco è una lieta sorpresa. Il mercato ha depauperato la squadra? A me pare una squadra sistemata, la qualità c’è e verrà fuori. Chi mi sta stupendo? Bernardeschi: in grande forma e fa bene molte cose diverse”.
Malesani, le va un “volo” in chiave-scudetto?
“L’Inter è una sicurezza, un meccanismo collaudato: sono gli altri a doversi avvicinare, sinceramente. Il tutto nel segno della continuità che sta dimostrando negli ultimi anni, da quel che era Inzaghi a Chivu oggi. Ah, poi andiamoci piano con le critiche ad Allegri per il Napoli: è Allegri. Il Como? Ha lo stesso allenatore e un concetto chiaro che sta portando avanti con risultati, mentre il Milan mi pare che stia trovando una sua identità. Però ne aggiungo un’altra”. Pausa. “Non so se potrà vincere subito ma occhio alla Roma: Gasp al secondo anno sa anche volare, è una squadra che ti fa drizzare le antenne…”.
Prima ha ricordato che col Sassuolo avrebbe legittimamente sognato una chiusura diversa col calcio. Una parola per la sua esperienza a Bologna?
“Stupendo. È stato tutto stupendo. Ho fatto una cosa che non mi era riuscita nella mia città, col Verona: quando la società non paga gli stipendi e devi tenere la barra dritta, pensare al calcio, a salvarti e a fare le cose per bene, beh, non è facile e non è scontato. È stata un’impresa e la cosa forse più bella sa qual è? Che abbiamo fatto divertire la gente. Perché il calcio deve portare a quello”.
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