Il belga domina una tappa con una prestazione da fuoriclasse. A Montreal lo aspetta una nuova sfida con Pogacar, Van der Poel e il compagno Evenepoel


Ciro Scognamiglio

Giornalista

5 settembre – 09:18 – MILANO

E se, nell’anno in cui ha coronato il lungo inseguimento alla Parigi-Roubaix, riuscisse a fare la stessa cosa con il Mondiale? Wout Van Aert, questo Wout Van Aert, può permettersi di sperarlo. Ad aprile, nel velodromo più famoso del mondo, si era preso la regina delle Classiche infliggendo l’unica sconfitta stagionale sulla strada a Tadej Pogacar. E ieri, alla Vuelta, il belga ha vissuto una giornata di onnipotenza pura dando spettacolo in ogni modo: in fuga, attaccando, rinforzando il primato nella maglia verde dei punti chiudendo su ogni tentativo dei rivali, piazzando l’affondo decisivo ai meno due per non lasciare scampo poi allo sprint a Valentin Paret Peintre. Ingiocabile. E così, mentre alle spalle non c’erano variazioni tra i primi cinque della generale, con Mas sempre leader, Wout si poteva permettere il più ampio dei sorrisi: “Ho parlato prima della tappa con mia moglie. Lei resta il boss di casa, è tanto esigente! Mi ha dato la carica, lo stesso hanno fatto i miei figlioletti, e sono partito con l’idea chiara di vincere in testa”, ha detto a caldo il 31enne della Visma-Lease a Bike. A caldo… non solo per l’immediatezza: le temperature hanno sfiorato i 40 gradi e sta crescendo la preoccupazione in tal senso. 

Attitudine—  

Van Aert – di Herentals come il mito Rik Van Looy – è uno dei grandi di quest’epoca, ma per un pezzo ha dovuto fare i conti con la fama dell’eterno secondo. Paradossale, per chi comunque è riuscito a vincere Sanremo, Strade Bianche, Amstel Gold Race, tre Mondiali di cross… Ma a un certo punto l’eterna rivalità con Van der Poel – soprattutto dal Giro delle Fiandre 2020, perso contro Mathieu in una volata mozzafiato – aveva cominciato a pendere nettamente dalla parte dell’olandese. E Van Aert, uno dopo l’altro, infilava una serie non comune di piazzamenti amari: senza volerli ricapitolare tutti, vale pure per il Mondiale in linea, visti gli argenti nel 2020 a Imola (primo Alaphilippe) e del 2023 a Glasgow (primo Van der Poel). Senza dimenticare cadute, infortuni, sgambetti del destino: fin dall’incidente nella cronometro di Pau al Tour 2019, quando si era schiantato contro le transenne. Dall’Attraverso Le Fiandre 2024 dovette ritirarsi in lacrime, con annessa rinuncia al Giro d’Italia dove poi avrebbe debuttato un anno dopo, firmando la tappa di Siena e aiutando Simon Yates a vincere la rosa di Roma. Il conto è aperto pure con la Vuelta: due anni fa, aveva conquistato tre tappe e portava la maglia verde dei punti. Dominava, nelle giornate adatte a lui, ma l’ennesima caduta lo costrinse al ritiro. La sfortuna, per la verità, non ha smesso di fargli visita: una infezione al gomito lo ha escluso dall’ultimo Tour de France. Ma Van Aert più volte ha dimostrato una soprannaturale capacità di non farsi abbattere, di ripartire e tornare più forte di prima. 

Spirito—  

“Era una tappa che potevamo gestire, lo sapevamo – ha spiegato Wout -. Abbiamo potuto giocare su questo scenario, una volta presa bene la fuga, cercato di restare coperti quando si poteva. Sia io, sia Matthew Brennan (poi terzo; ndr) avevamo una possibilità. Sapevamo che a un certo punto avremmo dovuto sacrificarne uno, e per noi ha funzionato. Fondamentale pure la presenza di un terzo compagno, Armirail. Questo successo mi permette di arrivare a 15 tappe vinte nei grandi giri (dieci al Tour de France, quattro alla Vuelta, una al Giro d’Italia; ndr). Un traguardo che mi rende orgoglioso”. Fino alla conclusione di domenica 13 settembre a Granada – Madrid in quel fine settimana sarà occupata dalla Formula 1 – non mancheranno altre occasioni, ma è naturale spostare il focus un po’ più avanti, nel tempo e nello spazio. Nel dettaglio: Montreal, domenica 27 giorni. Tra 22 giorni in Canada sarà in palio il Mondiale e l’incidente di cui è stato vittima Tadej Pogacar ha improvvisamente riaperto i giochi, non soltanto alla Vuelta che non ha ancora un padrone. In tanti hanno ricominciato a sognare l’arcobaleno. 

Situazione—  

Le parole di Wout, anzitutto, in prospettiva: “Questo è un ottimo allenamento. Il Mondiale sarà il mio ultimo grande obiettivo della stagione, e di solito mi riprendo bene dopo una gara importante. Avrò due settimane per farlo, è il tempo giusto”. Il Belgio un po’ fa invidia, nel senso buono del termine, perché potrà contare su due capitani di livello eccelso: Van Aert infatti sarà sullo stesso piano di Remco Evenepoel. Quest’ultimo si è preparato a Livigno e sarà al via delle prove World Tour canadesi nel prossimo fine settimana, prima di andare a caccia del quarto titolo mondiale a cronometro (domenica 20) e del secondo in linea dopo quello del 2022 in Australia. Senza dimenticare che è il campione olimpico in carica di entrambi le prove… “Wout e Remco saranno sullo stesso piano in termini di leadership”, assicurano dal Belgio. Il percorso di Montreal, duro ma non estremo, si adatta a entrambi. C’è un particolare però non da poco che li divide: Evenepoel ha 26 anni, Van Aert tra dieci giorni ne compirà 32. Come dire: Wout sa benissimo di essere vicino all’ultima chiamata. È per questo che dalla Vuelta ha detto ad alta voce “Ci sono anch’io”. E sì, lo hanno sentito tutti.