Quella spazzola improvvisamente troppo piena

Succede quasi ogni settembre. Ci si lava i capelli e nello scarico della doccia sembra essersi trasferita mezza chioma. Poi arrivano la spazzola, il cuscino, il maglione scuro che non perdona. E la domanda inevitabile: sto perdendo i capelli?

Prima di dichiarare guerra allo shampoo, però, c’è una buona notizia. Una maggiore caduta tra la fine dell’estate e l’inizio dell’autunno è stata effettivamente osservata negli studi sul ciclo del capello.

Non significa che settembre abbia deciso di farci diventare calvi. Significa piuttosto che anche i follicoli seguono un calendario biologico e che, in alcune persone, una quota maggiore di capelli arriva contemporaneamente alla fase in cui è pronta a cadere.

Il capello ha un’agenda tutta sua

Ogni capello attraversa un ciclo. La fase più lunga è l’anagen, quella della crescita attiva. Segue una breve fase di transizione, chiamata catagen, e infine il telogen, un periodo di riposo al termine del quale il capello viene rilasciato e cade, mentre il follicolo si prepara a produrne un altro.

È un ricambio continuo. Per l’American Academy of Dermatology è normale perdere indicativamente tra 50 e 100 capelli al giorno, anche se contarli uno per uno sarebbe probabilmente un modo poco rilassante di iniziare la giornata. Il punto interessante è che questo ricambio non sembra essere perfettamente uniforme durante l’anno.

Uno studio pubblicato sul British Journal of Dermatology, che seguì 14 uomini sani per 18 mesi, osservò il minimo dei follicoli in fase di crescita a settembre e un picco della caduta intorno ad agosto-settembre. In quel piccolo campione la perdita media arrivò a circa 60 capelli al giorno, più del doppio rispetto all’inverno.

Un altro studio, condotto su 823 donne che lamentavano perdita di capelli, trovò una periodicità annuale: la quota maggiore di capelli in telogen si osservava in estate, mentre i valori più bassi comparivano alla fine dell’inverno. Studi successivi sulle ricerche effettuate online hanno rilevato un andamento stagionale simile dell’interesse per la caduta dei capelli, maggiore in estate e autunno.

La stagionalità, quindi, è plausibile e documentata. Le ragioni biologiche precise, però, non sono ancora completamente chiarite.

Quando non è soltanto colpa dell’autunno

Qui arriva la distinzione importante. Una cosa è trovare temporaneamente più capelli nella doccia; un’altra è una perdita abbondante, persistente o accompagnata da un evidente diradamento.

Esiste per esempio il telogen effluvium, una condizione nella quale un numero insolitamente elevato di follicoli entra nella fase di riposo e, dopo qualche mese, i capelli cadono diffusamente. Può comparire dopo febbre alta, infezioni, interventi chirurgici, parto, forte stress, dimagrimenti importanti o cambiamenti dell’alimentazione. Tra le possibili cause da valutare rientrano anche carenza di ferro, alterazioni tiroidee e alcuni farmaci.

Il dettaglio che spesso trae in inganno è il ritardo: la caduta può manifestarsi alcuni mesi dopo l’evento che l’ha provocata. Così, quando i capelli iniziano a comparire ovunque, la causa potrebbe essere qualcosa che abbiamo quasi dimenticato.

E non tutte le perdite sono telogen effluvium. Alopecia androgenetica, alopecia areata e altre condizioni hanno caratteristiche e cause differenti.

I segnali che meritano una visita

Contare i capelli caduti ogni mattina serve poco. È più utile osservare come cambia la propria chioma nel tempo.

Vale la pena parlarne con il medico o con il dermatologo se la perdita è molto intensa e continua per settimane o mesi, se la densità dei capelli diminuisce visibilmente, se la scriminatura appare progressivamente più larga, se l’attaccatura arretra oppure compaiono chiazze senza capelli. Anche prurito persistente, dolore, arrossamento, desquamazione importante o alterazioni del cuoio capelluto meritano attenzione.

Lo stesso vale quando alla caduta si associano altri sintomi o quando il fenomeno compare dopo l’inizio di un farmaco: una terapia non va mai sospesa autonomamente pensando che sia responsabile dei capelli persi.

La visita dermatologica può distinguere una semplice fase di aumentato ricambio da una vera alopecia e, quando necessario, orientare gli accertamenti verso possibili cause.

Settembre, insomma, può davvero lasciare qualche capello in più sulla spazzola. Il follicolo ha i suoi ritmi e non consulta il calendario prima di seguirli. Ma quando a cambiare non è soltanto la spazzola piena, bensì la densità della chioma, è il momento di non dare automaticamente la colpa all’autunno.

British Journal of Dermatology – Seasonal changes in human hair growth – 1991. Studio prospettico di 18 mesi che ha rilevato il picco della caduta intorno ad agosto-settembre. Studio su PubMed

Dermatology – Seasonality of hair shedding in healthy women complaining of hair loss – 2009. Analisi di 823 donne con evidenza di periodicità annuale. Studio su PubMed

British Journal of Dermatology – Periodicity in the growth and shedding of hair – 1996. Follow-up di lunga durata che individua la maggiore proporzione di capelli in telogen tra fine estate e inizio autunno.

Journal of the European Academy of Dermatology and Venereology – Seasonal trends in hair loss: A big data analysis of Google search patterns and their association with seasonal factors – 2023. Studio su PubMed

American Academy of Dermatology – indicazioni sulla distinzione tra normale shedding, telogen effluvium e vera perdita di capelli.