di Fabrizio Roncone
«Don Matteo» sarebbe il candidato premier perfetto per il Campo largo. Poiché non si può, basterebbe seguire e raccogliere i suoi ragionamenti, i suoi moniti. Fino a trasformarli in un piano comune
Scrivo una cosa che, ormai, pensano in molti. Il cardinale Matteo Maria Zuppi, presidente della Conferenza episcopale italiana, sarebbe l’ideale candidato premier del Campo largo.
A differenza di certi politici che, agendo in quel territorio con leadership più o meno riconosciute, ambiscono a Palazzo Chigi, questo meraviglioso pastore non è mai vago, leggero, banale, spregiudicato, inaffidabile, noioso, furbo, irriverente, provocatorio. Ogni sua riflessione, ogni presa di posizione è – invece – scolpita, ha un senso, è sempre sostenuta da una precisa idea di società, di giustizia, di bene comune.
Don Matteo, come continuano a chiamarlo in tanti, non racconta bugie. Non ha il culto del grottesco. Non è vigliacco. Non ha spirito polemico o ritorsivo: tiene in debita considerazione, è ovvio, lo Spirito Santo, ma senza mai farcelo pesare troppo.
Con un’espressione facciale solida, un fare diretto, il sorriso mai di circostanza, è incline alla pedagogia politica, alla mediazione: però sa distinguere le pecorelle smarrite dai pecoroni neri. Il nero è un colore che, a quanto s’è capito, non gli piace. Il suo zucchetto, del resto, è rosso. E per questo, purtroppo, non è candidabile.
Però, in un Campo largo dove la confusione è totale e l’opportunismo sistematico dilaga con forza efferata, le sue parole, i ragionamenti, i suoi moniti potrebbero essere presi e raccolti fino a diventare un formidabile programma comune.
Capi e capetti stabilissero poi pure se andarsi a infognare in quella tremenda tonnara che sarebbero le primarie: intanto, però, si ritroverebbero con una serie di pensieri condivisi e condivisibili da una porzione importante di elettorato che, per capirci, potremmo definire democratico.
Ho preso qualche appunto, la settimana scorsa è andato al meeting di Rimini e, sul tema dell’immigrazione, don Matteo ha detto: «Sulla questione migranti si assiste a una stupida e volgare polarizzazione. Ma salvare in mare tutti, non significa che entrino tutti. Servono regolarizzazione e legalizzazione».
Elly Schlein e Giuseppe Conte avrebbero saputo dirlo meglio? Purtroppo per loro, no. Infatti farebbero bene a rileggersi, e copiargli, anche i discorsi su Ucraina e Gaza. Sui diritti civili. Su chi soffre, sugli ultimi (don Matteo non mi sembra il tipo da pretendere un Copyright).
5 settembre 2026 ( modifica il 5 settembre 2026 | 15:02)
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