di Luca Mastrantonio

La conduttrice torna in libreria con il romanzo autobiografico sull’infanzia a San Patrignano, di cui racconta luci e ombre. «Ho cercato fuori dalla comunità la famiglia che avevo dentro. Ora, grazie alla televisione, vado al mercato e tutti mi salutano, sono con me». La morte del fratello, l’allarme sulla ludopadia: «È più insidiosa dell’eroina, sbagliato parlare di gioco»

Era la bambina della Collina, dove sorgeva la Comunità di San Patrignano, struttura di recupero per ragazzi e ragazze con problemi di dipendenza. Il padre era l’autista-guardia del corpo di Vincenzo Muccioli, il fondatore della comunità, guru indiscusso, personaggio controverso. Tutto, in comunità, era nelle mani di Muccioli: era lui a decidere chi poteva uscire e chi no, chi andava privato di altre libertà e chi premiare, cercando di controllare anche la vita privata delle persone. È stato amato, dentro la comunità. Amato oppure odiato, fuori. Andrea Delogu ha lasciato la comunità a 10 anni, nel 1994, ha intrapreso una carriera nel mondo dello spettacolo, e nel 2014 ha pubblicato per Fandango la sua storia (scritta insieme ad Andrea Cedrola), rielaborata in romanzo ma fedele a personaggi e fatti accaduti, mostrando le luci e le ombre della comunità, a partire dalla scena di apertura, il ritrovamento del cadavere di Roberto Marazzano, l’ospite picchiato e ucciso da alcuni collaboratori di Muccioli. Ma resta una storia d’amore familiare, La collina, che è stata la casa d’infanzia di Delogu. La nuova edizione (HarperCollins) è dedicata al fratello che a causa di un incidente stradale è mancato a fine 2025. Anno che, per altri versi, ha visto Delogu trionfare a Ballando con le stelle, ritrovare l’amore, fare nuovi progetti.

Cosa ricorda di quando era la bambina della Collina?
«Ero una cucciola, è stata la mia infanzia. Ero molto libera, in un mondo chiuso, ma non lo sapevo, ho imparato che c’erano dei confini una volta che sono uscita da casa mia, da San Patrignano. Io ho sofferto molto quando sono andata a vivere nel mondo fuori, perché non potevo andare dove volevo, non potevo attraversare la strada dove mi pareva, non potevo dormire dove mi andava, non potevo avere quello che in comunità potevo fare, perché erano tutti una famiglia».



















































Com’è cambiata, rispetto a quando ha pubblicato il libro, nel 2014?
«Sono una persona che si sa difendere molto meglio, prima ero un agnello in mezzo ai lupi, una che all’epoca voleva raccontare la storia della propria famiglia, il posto dove era vissuta, perché era una cosa che avevo in sospeso con le persone con cui sono cresciuta e con i miei genitori; è stato molto difficile per me quando è uscito il libro, è un romanzo anche se abbiamo fatto interviste, ricerche, anni di lavoro. La cosa più strana è che San Patrignano l’ho vissuto che ero una bimba e poi mi sono trovata di fronte a un mondo che non si ricordava più di questa storia».

Immagino che il karate, dove è cintura nera, l’abbia aiutata a difendersi meglio.
«Sì, ma anche gli anni di terapia».

Prima era un «agnello in mezzo ai lupi»… Ora che animale è?
«Che belva mi sento? Guardi che Francesca Fagnani mi ha già intervistato».

Passiamo all’orso nella stanza. C’è una scena del romanzo in cui Riccardo Mannoni, che di fatto è Vincenzo Muccioli, uccide un orso che aveva accolto in comunità, dove c’erano molti altri animali. Orso che aveva chiesto di uccidere al padre della protagonista, che è di fatto lei, in cambio del permesso di far uscire la ragazza a seguire lezioni di karate. Chi era Vincenzo Muccioli?
«È stato il papà di tutti noi, anche di mio padre… Era una persona che ha creato un luogo che mi ha fatto sentire al sicuro, dove ci hanno insegnato molte cose, era naturale per noi amare profondamente quella situazione; una volta uscita dalla comunità e soprattutto vedendo tutto quello che aveva fatto di male attraverso i processi… beh, è cambiato il mio modo di vederlo. Dentro di me resta questa dicotomia tra le luci e le ombre. Ci sono le ombre, le ho raccontate, ma c’è molto amore, c’è una storia di famiglia, c’è gente che si salva anche grazie a quei posti. All’epoca lo Stato non aveva idea di quello che doveva fare, con i tossici, l’Italia era allo sbando, c’erano questi ragazzi che sembravano impossibili da recuperare, le famiglie erano allo stremo… E allora vai dove qualcuno ti aiuta senza chiederti il conto… C’è chi ha sbagliato, ci sono colpevoli, ma quei colpevoli in un certo senso sono anche innocenti, è stata colpa di tutti, erano anni bui».

All’epoca, per gli anni Ottanta e Novanta, il flagello era l’eroina. Qual è la dipendenza di oggi che la spaventa di più?
«Rispondo anche sulla base di dati che ho letto di recente: la dipendenza dal gioco è la cosa che mi spaventa di più, perché porta una disperazione totale, a distruggere le famiglie, a non essere più niente».

La ludopatia.
«La ludopatia è un terrore, un male che sta distruggendo ragazzi giovanissimi, famiglie intere, veramente disintegrate. Ho conosciuto dei casi, ed è la dipendenza peggiore che ci possa essere perché è silente e viene raccontato come un gioco, invece non è così».

Questo è vero e poi c’è un rilancio continuo.
«Tu entri a prendere una bibita in un tabacchi, un bar, caramelle, o sigarette peggio ancora, e sei sempre a contatto con un desiderio continuo… Mi ha scioccata riconoscere il brivido delle persone che stanno attaccate a queste macchinette, le persone che giocano con i numeri… Il brivido che vedi in questi occhi è la speranza di poter cambiare la propria vita in quei pochi secondi o in quell’ora. E il problema è che ci sono tanti minorenni».

Lei ha mai giocato con soldi?
«No, ma sono una giocatrice da Burraco, lì spacco».

Il contrario della dipendenza, la libertà. Cos’è per lei?
«Non è fare tutto ciò che vuoi, ma poter scegliere fino a che punto poter resistere nel fare qualcosa che ti può essere utile per imparare, crescere, vivere. La libertà, quando ero piccola, era soprattutto la leggerezza, la leggerezza di una bambina, che provi a portarti dentro. Crescendo mi sono resa conto, purtroppo con quello che succede nella vita, che la leggerezza piano piano la perdi camminando, diventando grande, non soltanto uscendo da una comunità».

Qual è stato un momento di leggerezza da adulta?
«Forse quando ho cantato al mio matrimonio T’appartengo di Ambra».

Oggi se una donna cantasse «T’appartengo» verrebbe forse criticata da alcune neofemministe…
«Non lo so, io sono abbastanza woman power, però T’appartengo era uno scherzo. Ai tempi del matrimonio, stavo vivendo la grande storia d’amore, ho pensato a qualcuno che avesse fatto una promessa d’amore più bella di come avrei potuto farla io… Prima ho rotto le scatole a tanti, poi sono andata a bussare da Ambra».

Anagraficamente è cresciuta con «Non è la Rai», ma in tv guardava i VHS con le puntate registrate di «Indietro tutta». Poi ha anche lavorato con Renzo Arbore. Sono due televisioni molto diverse, credo. Che tv è quella di Arbore?
«È una televisione dove non sembra di essere in televisione, Arbore me l’ha insegnato, lui prima di andare in onda, prima di andare in scena sa di essere con degli amici, quello che racconta succede lì, la televisione di Renzo è l’estemporaneità, è cantare una leggerezza. Così in un momento dove la gente si aspetta lacrime, arriva la leggerezza di vivere in maniera autentica, non preparata».

La vocazione per lo spettacolo da dove arriva?
«Ho fatto spettacolo perché volevo essere amata ed è una cosa che penso che unisca tutti perché chi vuole essere così tanto guardato perché ha bisogno di affetto, attenzioni, di poter avere confidenza con gli altri, forse arriva veramente da dove sono cresciuta io, dove tutti abbiamo famiglia; e ora, grazie alla tv, quando vado al mercato tutti sono famiglia, perché mi riconoscono, mi salutano, facciamo quattro chiacchiere».

Sul piano personale, privato, non pubblico, quando si è sentita amata?
«Su diversi livelli. Da bambina, dai miei familiari, nelle piccole cose, quando papà tornava dai viaggi, o quando mamma mi insegnava a leggere e scrivere; sono i tanti momenti di amore che ti rendono la persona che sei».

E da adulta?
«Mi sento amata quando la persona che amo si ricorda delle piccole cose che dico. Ma è tosta, non sono facile come persona».

Anche perché suo padre aveva la pistola. Non deve esser facile amare una donna che è cresciuta da bambina con un padre che aveva una pistola con sé… La turbava quell’arma?
«No, era uno strumento di lavoro, mio padre era una guardia del corpo… Era come la macchina. Mi avevano spiegato cosa fosse, la mettevano subito in sicurezza, nella cassaforte… Non ho mai avuto motivo di allarme».

Per concludere, lei prima diceva che ha perso questa antica leggerezza. Quando?
«Negli ultimi mesi… »

È mancato suo fratello…
«Lì è finita una certa leggerezza. Prima la leggerezza ce l’avevo, me lo sono guadagnata la leggerezza, perché comunque la vita è sempre stata intensa e l’ho vissuta molto intensamente, quindi i miei momenti di leggerezza li ho sempre tenuti da conto, e non me li sono mai fatti rubare. Poi, di colpo, la sacca della leggerezza si buca. In questo momento, la mia battaglia è cucirla, piano piano. E se si scuce di nuovo, la ricucio».

CHI E’ 

La carriera
Maria Andrea Delogu nasce a Cesena il 23 maggio 1982. Nei primi anni cresce all’interno della comunità di San Patrignano dove si sono conosciuti i genitori. Nel 2002 partecipa a Veline, ma viene eliminata. L’esordio in tv arriva nello stesso anno con Mai dire domenica dove è nel corpo di ballo delle “Letteronze”. Nel 2004 comincia la carriera di conduttrice con Vetrina su Sky Canale 109. Negli anni successivi è alla guida di programmi come Stracult con Marco Giusti (2014) e Il processo del lunedì. Dal 2015 è tra le conduttrici di Rai Radio2. Segue numerosi eventi, tra cui il Festival di Sanremo di cui conduce il Primafestival nel 2023. Nel 2025 vince Ballando con le stelle in coppia con Nikita Perotti. È Cavaliere dell’Ordine al Merito della Repubblica italiana.

Il libro
Per HarperCollins esce la riedizione de La Collina (Fandango, 2014), il libro in cui Delogu con Andrea Cedrola racconta la vita a San Patrignano

5 settembre 2026 ( modifica il 5 settembre 2026 | 16:06)