Al suo debutto alla regia il documentarista adotta un’estetica lynchiana, da vecchia tv analogica. Con un Pattinson inquietante
«Primetime» di Lance Oppenheim
Esordio nella finzione per Lance Oppenheim, documentarista di Some Kind of Heaven e Spermworld. Sceneggiatura di Ajon Singh dall’articolo dell’«Esquire» del 2007 «Tonight on Dateline This Man Will Die» di Luke Dittrich, che ricostruiva il suicidio di Bill Conradt. Siamo nei primi anni Duemila. Un conduttore televisivo — versione romanzata di Chris Hansen — trasforma la caccia ai presunti predatori sessuali di minori in intrattenimento di prima serata. Una casa-esca, un’adolescente finta, telecamere nascoste, la frase-indicibile e i poliziotti in tenuta antisommossa che entrano e mettono la liturgia della gogna in primetime.
Il programma citato esiste davvero: «To Catch a Predator», rubrica di Dateline, NBC. La televisione non documenta l’arresto, lo produce: sceglie la casa, l’ora, l’inquadratura, e la polizia entra quando la regia è avvia il ciak. Il caso reale Conradt (Texas, 2006: ex procuratore aggiunto, agenti all’ingresso, troupe fuori, colpo di pistola) ispira la trama attorno a cui il film ruota. Oppenheim parla di «docufantasia» e l’ispirazione a David Lynch si coglie nella grana Vhs e nell’immagine degradata, che è l’unica forma in cui quella verità poteva essere raccontata. Protagonista un Robert Pattinson completamente a suo agio nella parte del carnefice, che nasconde anche lui i suoi fantasmi inquadrati dal regista in primi piani lividi e freddi. Il ragazzo è Skyler Gisondo, nel ruolo del «decoy», l’esca, ingaggiato dal programma e alla ricerca di riconoscimento attoriale «whatever it takes». Bravissimo.
Voto: 7. La tv scova i mostri e quasi sembra produrli.
5 settembre 2026
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