Il fondatore di RedBird in estate ha scelto di fare il mercato in prima persona e ha puntato forte sul rapporto diretto con Amorim. Ora è presentissimo e ha partecipato anche alla conferenza dei tecnico. Nei prossimi mesi potrebbe creare una nuova struttura per il mercato, con un innesto in dirigenza
Luca Bianchin e Andrea Ramazzotti
5 settembre – 19:04 – MILANO
Gerry Cardinale ormai vive con il Milan. Ha visto la prima partita col Toro, la seconda col Venezia e domani sarà allo Juventus Stadium per la terza di campionato. Non è scaramanzia – il Milan finora vince… – ma voglia di prendere in mano il club e gestirlo in prima persona. Cardinale in estate ha condotto le trattative più importanti di calciomercato sfruttando le sue relazioni con i proprietari delle altre società e sta dedicando molto tempo al Milan. Lo farà anche nei prossimi mesi perché ha capito che cosa non ha funzionato nei quattro anni della sua gestione a distanza, dallo scudetto 2022 all’esclusione dalla Champions con Allegri. A Milanello e a Casa Milan, quindi, molto è cambiato. Cardinale è presente, partecipa alle riunioni, cambia i processi decisionali che adesso sono frutto di consultazioni con i suoi collaboratori e Ruben Amorim. In questo sabato pomeriggio di settembre, ad esempio, ha partecipato alla conferenza stampa del tecnico portoghese, come mai aveva fatto in precedenza e come i proprietari non fanno mai. L’allenatore che parla e il proprietario in fondo alla sala: curioso.
CARDINALE E AMORIM—
Il legame con l’allenatore è molto forte, probabilmente il singolo rapporto più forte costruito in questi mesi di Milan. Cardinale, quando spiega le sue idee, chiarisce sempre di aver voluto scegliere in prima persona il tecnico. Ha ribaltato il modello italiano, che non ama, per dare una scossa all’ambiente. Nella tradizione del nostro calcio, la proprietà nomina un direttore sportivo e si affida a lui per la scelta dell’allenatore, che in caso di risultati non soddisfacenti paga per tutti. Cardinale ha rotto questo paradigma e, del resto, GC è un uomo di cambiamenti, che non ama seguire il corso del fiume. Ha preso una decisione sui principi – il Milan per lui deve giocare un calcio offensivo e non giocare mai per il pareggio, il contrario del corto muso allegriano – e ha valutato allenatori che seguissero quella strada. Dal casting è emerso Amorim. A quel punto, ha lavorato direttamente con lui sul mercato, senza l’intermediazione di un direttore sportivo. Per questo, Cardinale per la prima volta nella sua era ha messo la faccia il giorno della presentazione di Amorim e da lì in poi non ha più smesso di prendersi responsabilità.
UN NUOVO DIRETTORE SPORTIVO—
La partita con la Juventus dirà qualcosa sulla capacità di questo Milan di andare faccia a faccia con le squadre migliori d’Italia ma non cambierà il percorso di crescita. L’idea di Cardinale in questo senso è chiara: nei prossimi mesi – diciamo tra l’autunno e la primavera – cambierà qualcosa nel gruppo di lavoro. Metterà sotto contratto un capo dell’area sportiva? Sì, è possibile. Ne ha incontrati molti in passato e molti ne incontrerà. Quello che è certo è che il fondatore di RedBird non darà mai più le chiavi della macchina Milan a una persona, come accaduto in passato con Giorgio Furlani. Non sarà più un proprietario che segue la squadra a distanza dagli Stati Uniti e si limita a tenere regolari contatti telefonici. Dal 2026 in avanti, sarà sempre presente, prenderà decisioni e, soprattutto, si assicurerà che il modello impostato in questa estate continui a vivere. Un modello in cui le decisioni sono condivise – Ramos, Gila e Moreira piacevano a tecnico, direttore sportivo, direttore della Football Intelligence – e l’allenatore ha peso. Cardinale (forse) non sarà più protagonista a tutto campo come in questa estate ma detterà la linea, userà le sue relazioni con altre proprietà per agevolare le trattative e dirà l’ultima parola sulle scelte. Insomma, sarà il (possibile) nuovo capo dell’area sportiva ad adattarsi al modello, non il contrario. Tutto questo funzionerà? Nessuno può saperlo, ma il Milan di sicuro vuole andare in questa direzione. Prendere o lasciare.
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