di
Stefania Ulivi
Il regista torna in concorso alla Mostra dopo 37 anni con «Succederà questa notte» con Jasmine Trinca e Louis Garrel
DALLA NOSTRA INVIATA
VENEZIA – «O tutto o niente». Ovvero l’amore secondo Nanni Moretti. Declinato in un «una storia piuttosto potente, in cui una donna e un uomo si incontrano sempre nel momento sbagliato». È Succederà questa notte, con cui torna in concorso a Venezia. Il regista, 73 anni, ha trovato la chiave nella raccolta di Eskhol Nevo, Légami. Pescando tra quelle pagine molto liberamente, intersecando i racconti, insieme alle due cosceneggiatrici Valia Santella e Federica Pontremoli, ci porta a seguire l’attrazione, fatale e assai complicata, di Matteo, professione libraio, e Greta, attrice (Louis Garrel e Jasmine Trinca).
La scintilla scoppia su un campo da tennis, ma lei sta per sposarsi con un altro (Antonio De Matteo). Mentre lui, nel corso dei 17 anni narrati, si legherà a Cristina (Elena Lietti), dottoressa del padre Olivier (Hippolyte Girardot). Nel gioco degli affetti più o meno stabili entrano la madre di Matteo, Agnese (Angela Finocchiaro), suo fratello Antonio, oltre a figli, ex partner. Moretti si è ritagliato il ruolo di papà di Greta.
La sua ultima volta in concorso fu 37 anni fa, Leone d’argento con Sogni d’oro. Otto anni dopo arrivò al Lido con Palombella rossa, scartato dal direttore Biraghi, passato come evento alla Sic. Da allora, sempre a Cannes. Torna al Lido, assicura, pacificato. «Ho letto che ce l’avrei avuta con questo festival, ma non è vero. Semplicemente in questi trent’anni i miei film non erano mai pronti d’estate, non c’è nessun altro motivo».
Allegro e sornione, accolto in sala stampa con tifo da stadio, gioca a prendersi in giro da solo: «Anni fa nelle interviste avevo coniato una frase un po’ scema: “Vorrei fare sempre lo stesso film, possibilmente sempre più bello”. Ecco, con il passare del tempo mi sono detto che non voglio fare sempre lo stesso film».
Questa è la volta, appunto di un’opera «sui sentimenti e sul bisogno di nominarli: lasciare che si manifestino, ammettere senza riserve di volersi bene, dirsi senza pudore che ci si ama». Dove gioca un ruolo importante la musica. Un collante così forte nel caso Matteo verso il padre, da portarlo fino a San Sebastian per realizzare il desiderio di vedere un concerto dell’amato Bruce Springsteen. E così dirompente, da trasformare She’s a rainbow dei Rolling Stone in una coreografia d’amore che contagia passanti sconosciuti.
«È stato frantumato il mio record personale, quello che feci spendere per il The Köln Concert di Keith Jarrett in Caro diario» rivela con malcelato orgoglio Nanni, mentre l’amico Domenico Procacci (produttore per Fandango insieme Sacher Film e Rai Cinema) rivela la difficoltà delle trattative: è la prima volta che un live del Boss appare in un film di finzione. E, in quanto ai Rolling Stones, aggiunge: «Appena chiusa l’accordo con Springsteen, mentre pensavamo di contenere i costi, Nanni mi manda un messaggio per chiedere il pezzo degli Stones. Ero certo che scherzasse…».
Faceva sul serio e l’ha accontentato. Ma non ha seguito il suo consiglio: tenere per sé la parte del padre di Matteo. «Non mi identificavo in lui. Piuttosto con Matteo. E quando ho iniziato a vedere il film in fase di montaggio, non mi aspettavo di rivedere pezzi di me in Louis». Per l’attore francese l’esperienza sul set è stata una gioia. «Lui è il Papa del cinema». Ma anche una faticaccia. «Prima scena, al basket. Te la mostro io, mi dice, poi fai lo stesso. Prende la palla e bum, canestro, come Michael Jackson. Venticinque ciak più tardi, io niente. E lui, sadico: possiamo rivedere la mia?». In un’altra girava con lo scooter. «Mi aspettavo una Vespa, c’era un motorino giapponese. Sai, mi dice, non amo le autocitazioni…».
Per Jasmine Trinca, un ritorno, venticinque anni dopo La stanza del figlio e venti da Il Caimano. «Nanni è la persona a cui devo il mio arrivo nel cinema, mi ha dato l’idea e il senso del mestiere. Poi, per fortuna come si fa con i padri, da cui si prende una distanza, ho fatto cose diverse e ho costruito altri pezzi di me come attrice e come donna». Sul set, racconta, «interviene di continuo sui suoi attori e sugli oggetti. Alla pari direi. Quando ho visto il film l’ho trovato magico e vitale. C’è uno strano linguaggio di filastrocca, l’amore come un linguaggio saggio dei bambini».
Il film arriva in sala il 3 dicembre, ci sarà il tempo per parlarne. Intanto Moretti se la gode. «Mannaggia, è già finito il tempo? Peccato: volevo tanto parlare dell’attualità politica. Sarà per un’altra volta».
5 settembre 2026 ( modifica il 5 settembre 2026 | 21:09)
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