La prestazione contro il Napoli è la svolta per il Toro: voleva una rivincita dopo la finale contro la Spagna vissuta da spettatore ed eccola qui. “E anche Marcus…”
Giornalista
6 settembre (modifica alle 00:12) – MILANO
Penzolante sulla balaustra, con la vena al collo e gli occhi fuori dalle orbite, Lautaro Martinez è rinsavito dallo stato di trance e, a quel punto, avrà pensato che non è poi così male sapere aspettare in questa vita. Ieri a San Siro ha vinto con la pazienza dei forti, quella dell’argentino che per settimane non si dava pace per la delusione insensata della finale Mondiale vissuta da spettatore: aspettava una rivincita personale per dimenticare una volta per tutte. Nelle due prime partite di campionato l’ha inseguita, mentre arrancava per una condizione ancora in ritardo, e ieri poteva essere intrappolato nel solito tabù dello scontro diretto: si è pure fatto vincere dai nervi, al punto da prendere un giallo per proteste, ma l’attesa sua e della squadra è stata ripagata dal successivo diluvio di emozioni dopo il 2-0 del Napoli. Ha graffiato lui stesso con la rapacità della casa nel primo e nel terzo gol liberatorio: in entrambi i casi, tocchi furbi a porta vuota, così ha messo tra parentesi il pareggio del gemello francese. La testata di Marcus Thuram è, infatti, servita a ricomporre la ThuLa in tutto e per tutto.
finalmente thula—
Finora Pio ha avuto la sua triplice occasione nell’attacco interista, ma in vista della battaglia campale del Bernabeu è tornata la batteria dei titolari: la prima fila dell’attacco apparterrà sempre a loro, Lautaro e Thuram. Intanto, la foto dell’abbraccio mistico del numero 10 indemoniato con il suo pubblico, appeso lassù senza paura, passa da cellulare a cellulare, si moltiplica attraverso i post sui social. Lo stesso Martinez non poteva non commentarla, pensando anche al compare felice quanto lui: “Mi ha seguito anche Thuram sulla balaustra: mi dice sempre che sono matto ad andare a esultare là, sostiene di non arrivarci, invece vedi che ce la fa?”, ha scherzato l’argentino. Accanto a lui, Marcus lo ha riempito di carezze: “Lui è il nostro capitano, il nostro leader, ha giocato tanto al Mondiale e ora si è messo a disposizione della squadra: ci ha dato la vittoria, riuscirci così è troppo bello”.
missione bernabeu—
Con la doppietta Lautaro ha, comunque, fatto saltare il tappo della stagione, perfino in anticipo rispetto a quanto si aspettavano alla Pinetina: al netto della buona volontà, i dati fisici raccolti finora dicevano che serviva ancora tempo per ritrovarsi fino in fondo. Ma la fame e la voglia vanno oltre, come dimostra questo pomeriggio di pura follia interista, e come ha confermato lo stesso capitano a fine gara: “L’importante è che stiamo ritrovando la forma: tornare dal Mondiale e fare poca preparazione non è il massimo, solo i minuti ti aiutano a ritrovare la forma”. Inizia così la rincorsa verso Spillo Altobelli, che ha ancora 32 gol di vantaggio (209 a 177) nella nomenclatura interista di ogni epoca, ma restringendo il campo alla sola Serie A è arrivato a 134, superando Stefano Nyers di un passetto: adesso è in solitario al 3° posto della classifica dei migliori marcatori nerazzurri in campionato, dietro solo a due mammasantissima come Pepìn Meazza (197) e Benito “Veleno” Lorenzi (138). Più che i numeri, però, conta il vento che soffia alle spalle e che, in una partita o in una stagione, può cambiare in un attimo, come l’Inter insegna da sempre: “Questo è quello che ci mancava l’anno scorso in queste partite… – ha concluso Martinez -. Ogni anno stiamo cercando di alzare il livello e di migliorare ancora”. Spingersi oltre a casa del grande Real, nel cuore della Spagna che continua da anni a corteggiarlo, è il prossimo obiettivo argentino: nella città di Madrid, contro i cugini dell’Atletico, ha subito un’altra delusione urticante in carriera, sbagliando un rigore negli ottavi della Champions 2023-24, mentre ha segnato alla squadra di Florentino ai tempi di Conte, stagione 2020-21. Allora il Covid mordeva le vite di tutti, si giocò nel centro sportivo di Valdebebas e senza tifosi: ripetersi nel tempio, rinnovato e riempito di bianco, sarebbe un’altra, folle storia.
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