di
Marianna Peluso

Ca’ Sugana è tra le prime amministrazioni a varare un regolamento dedicato e un codice etico sull’Ai

Tolleranza zero per l’uso incontrollato dell’intelligenza artificiale, ma porte spalancate a una transizione digitale trasparente e rigorosa. Treviso si proietta nell’era dell’algoritmo e diventa una delle prime città in Italia a dotarsi di un regolamento per disciplinare questi strumenti. Con una recente delibera e relativo allegato, approvati il primo settembre scorso, la giunta ha varato il documento che applica le direttive europee.

Ca’ Sugana ha voluto adottare un protocollo rigido che punta a blindare i server comunali da fughe di notizie o violazioni della privacy. Chi usa la comuni chat gratuite di intelligenza artificiale ben conosce le sue potenziali «allucinazioni»: se dovessero applicarsi a un processo amministrativo, come il rilascio di un parere, il risultato rischia di inficiare seriamente i servizi offerti a cittadini e imprese. La scure del provvedimento si abbatte dunque sulla «Shadow Ai», ovvero il rischio legato alla tendenza, sempre più frequente negli uffici, di usare in autonomia software gratuiti sul web per sveltire le pratiche. Un’abitudine all’apparenza innocua ma in realtà rischiosissima, poiché queste piattaforme aperte immagazzinano i dati inseriti dagli utenti per addestrare i propri modelli linguistici. Tutto questo, inoltre, può trasformarsi in un incontrollabile canale di divulgazione di dati sensibili.
 
Per neutralizzare la minaccia, da oggi negli uffici comunali è vietato tassativamente l’impiego di piattaforme non omologate. «Il problema di fondo è che questo ambito non era ancora normato – spiega Alessandro Manera, vicesindaco e assessore alla Digitalizzazione – Mancava un libretto delle istruzioni a una macchina già avviata e noi abbiamo creato le basi. Se si interroga un sistema ad accesso libero, si forniscono informazioni che poi vengono rielaborate e riutilizzate. Ma se queste informazioni riguardano i cittadini, si viola la loro privacy. È consentito operare solo con sistemi a pagamento, in cui siano controllate fonte e sicurezza. Abbiamo limitato gli strumenti gratuiti per non fornire dati sensibili senza copertura legislativa».
Per non rinunciare alla tecnologia, l’ente ha predisposto anche una «Sandbox», un recinto isolato dalla rete operativa dell’ente, dove testare i software in sperimentazione. 



















































Nel laboratorio virtuale sarà proibito impiegare database reali: le simulazioni si svolgeranno esclusivamente con dati fittizi o anonimi. A questo si aggiunge un invalicabile perimetro etico che impone la centralità della supervisione umana: ogni testo o report generato dalle macchine manterrà esclusivamente il valore di bozza tecnica e dovrà sempre essere preventivamente vagliato e firmato da un funzionario responsabile, vietando qualsiasi automatismo che produca effetti giuridici per la cittadinanza.

«Ai dipendenti comunali regolamentiamo il lavoro, limitando in modo rigoroso l’uso di piattaforme gratuite – precisa Manera – Per i cittadini, invece, la prospettiva è diversa: il Comune offre un supporto concreto per interpretare al meglio l’utilizzo di questi strumenti». A tale scopo verrà infatti formata una specifica giuria di comunità, composta da esperti. «Se un cittadino si rivolgerà agli uffici per chiedere se una determinata informazione sull’intelligenza artificiale sia vera o falsa, l’ente avrà finalmente gli strumenti e le competenze per dare una risposta certa».


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5 settembre 2026 ( modifica il 5 settembre 2026 | 15:51)