CONEGLIANO – «Giorgia è stato il regalo più bello che la vita ha potuto darci, ora la nostra esistenza non sarà più la stessa». Con un filo di voce, al termine della cerimonia, mamma Francesca ha trovato le parole per salutare per l’ultima volta la sua bambina. Nella chiesa dell’Immacolata di Lourdes, a Conegliano, si sono ritrovate oggi pomeriggio circa 300 persone per l’addio a Giorgia Kus, 11 anni, morta durante le ferie ad Alicante, in Spagna, a causa di una polmonite batterica.

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Il funerale

Nonostante il caldo, circa 34 gradi, la chiesa era già gremita una mezz’ora prima dell’inizio della funzione.

In tanti sono rimasti in piedi, altri non sono riusciti a entrare. C’erano familiari, amici, compagni di scuola, insegnanti e persone che negli anni avevano conosciuto la storia di Giorgia e della sua famiglia, anche attraverso la pagina social «La Forza di Giorgia Kus».

Il silenzio che ha preceduto l’inizio della celebrazione ha accompagnato quei minuti di attesa, mentre in diversi momenti della funzione non sono mancate le lacrime. A celebrare il funerale è stato il parroco don Luigi Cesca, che ha iniziato proprio dal silenzio. Un silenzio, ha spiegato, capace di trasformarsi in «maggiore vicinanza e partecipazione più viva» alla prova che stanno affrontando mamma Francesca e papà William, «devastati da questa enorme perdita».

Il sacerdote ha quindi ricordato Giorgia come un dono, invitando la comunità a essere grata per la sua presenza, nonostante le difficoltà che avevano accompagnato la sua vita. Una bambina sostenuta dalla «forte voglia di vivere e di lottare», dal sorriso luminoso, dalla vivacità degli occhi e dal desiderio di stare insieme agli altri, imparare, conoscere e sperimentare. «Questo dono di Dio, chiamato Giorgia, ci ha davvero arricchito così tanto che sarà impossibile dimenticarlo», ha detto il sacerdote, ricordando anche personalmente la bambina nel percorso di preparazione ai sacramenti della riconciliazione e della prima comunione, celebrati circa un anno e mezzo fa. Il parroco non ha nascosto la difficoltà di trovare una spiegazione davanti a una morte così precoce. «La vita umana su questa terra mai dovrebbe essere così breve», ha sottolineato, definendo la morte di Giorgia «inaccettabile» e «incomprensibile». Ma proprio nel ricordo della bambina ha individuato una luce: quella lasciata in chi l’ha conosciuta e le ha voluto bene.

A rappresentare la comunità civile c’era anche il sindaco Fabio Chies, presente con la fascia tricolore. Il primo cittadino ha portato ai genitori le proprie condoglianze personali e quelle dell’intera città e dell’amministrazione comunale, partecipando a un momento che ha coinvolto una comunità ben più ampia della cerchia familiare. Un pensiero è arrivato anche dalla scuola primaria frequentata da Giorgia. A parlare è stato un rappresentante dell’istituto, portando alla famiglia la vicinanza dell’amministrazione scolastica, dell’accademia, dei docenti della scuola e di tutto il personale dell’Istituto comprensivo. Parole rivolte a una bambina che, attraverso la sua presenza, «ha lasciato un segno anche nella comunità scolastica».

Per la famiglia, però, ieri è stato soprattutto il giorno del distacco. Quello stesso dolore raccontato nei giorni scorsi sui social, nelle piccole cose della quotidianità diventate improvvisamente diverse: l’assenza della carrozzina, una vetrina davanti alla quale fermarsi, un oggetto che sarebbe piaciuto alla loro «principessa sorriso». Una quotidianità che ora deve fare i conti con un’assenza definitiva.

Al termine della cerimonia, fuori dalla chiesa, il saluto è stato affidato a un volo di palloncini. Per qualche istante gli occhi si sono rivolti verso l’alto, mentre Giorgia, in un urna in braccio alla mamma, veniva accompagnata simbolicamente nell’ultimo viaggio. Poi, quasi a sciogliere la tensione e il dolore, dal sagrato è partito un lungo applauso. Un applauso liberatorio, condiviso dalle tante persone presenti, per salutare ancora una volta quella bambina che con il suo sorriso ha saputo lasciare un segno.