di
Chiara Maffioletti

L’attore presenta alla Mostra del Cinema «Primetime» di cui è anche produttore: «Spero che Hansen lo prenda come un complimento»

Erano gli anni Duemila quando il giornalista investigativo Chris Hansen segnava la storia della televisione con un programma, To Catch a Predator, che attraverso un sistema di esche e telecamere nascoste smascherava predatori sessuali di minorenni. Il format prevedeva che degli attori si fingessero dei ragazzini e invitassero a casa uomini con cui prima avevano chattato inequivocabilmente. Solo che la casa era un set e dentro c’era lui, Hansen, interpretato in Primetime, in gara alla Mostra (in sala dal 15 ottobre), da Robert Pattinson. L’attore prosegue l’interessante traiettoria che lo sta allontanando anni luce dall’immagine dell’idolo romantico (ma ieri, a Venezia, la folla urlante e innamorata era quella di sempre) per tornare ad essere un personaggio disturbante, subito dopo l’Odissea di Nolan («C’è stato poco stacco tra i due film: ogni tanto vedevo Antinoo e ci ritrovavo qualcosa di Hansen»). Pattinson, da ragazzino, era tra gli spettatori di quello show: «L’aspetto più interessante è nel confine tra intrattenimento e informazione, fiction e realtà. Allora non me ne rendevo conto, ma Chris ha utilizzato come un’arma quello che era convinto fosse il male». 

Riflettere su questi temi, ha spiegato l’attore, l’ha portato a elaborare il suo concetto di cosa sia giusto e sbagliato. E su cosa sia, appunto, il male: «Prima la mia idea era piuttosto basica. Del tipo: non si uccide, bisogna essere gentili…». Un personaggio controverso come questo, invece, spinge a muoversi nelle zone più sfuocate del significato. Lo pensa anche il regista, Lance Oppenheim, che ha lavorato fianco a fianco con Pattinson («A Natale siamo stati al telefono per otto ore»), essendo l’attore anche produttore del film. «Mi hanno fatto tornare in mente questo show le imitazioni che ho trovato sul web, i meme ma anche un episodio di South Park. Sono rimasto affascinato dall’unione dell’intrattenimento a un argomento così oscuro». All’inizio, la parte di Hansen era stata pensata per altri. «Ma nel fare ricerche per disegnare perfettamente il ruolo, ho capito che potevo farlo io», ha spiegato Pattinson. Oppenheim lo ha paragonato a Jack Nicholson per la sua capacità interpretativa e per la versatilità. In effetti l’attore trasferisce tutte le preoccupazioni e ossessioni di un uomo a cui esplode tra le mani un fenomeno: la Nbc gli aveva anche proposto di andare in onda in prima serata — in prime time — contro Lost.



















































Pattinson, da poco papà, si augura che il film «possa piacere a molte persone. Nell’era dei social, la sola speranza perché i contenuti restino è fare qualcosa a cui la gente si affezioni. Quando andavo a scuola, il giorno dopo aver visto un film io e i miei compagni sapevamo a memoria le battute. Ora non più. Però ci fanno un meme».

5 settembre 2026 ( modifica il 5 settembre 2026 | 22:10)