Favorire la digestione degli alimenti, eliminare le sostanze tossiche, regolare il sistema immunitario, proteggere l’apparato cardiocircolatorio, contribuire alla sintesi di vitamine essenziali e comunicare con il cervello influenzando l’umore e il benessere psicofisico. Sono alcune delle principali attività del microbiota intestinale.
Ora, però, uno studio condotto dai ricercatori del Policlinico Gemelli di Roma e pubblicato sulla rivista Nature Reviews Gastroenterology & Hepatology, ha scoperto un’altra sua importante funzione. Un meccanismo infiammatorio legato proprio a questo complesso ecosistema di microrganismi, sarebbe in grado di anticipare la comparsa di malattie come il diabete, le patologie cardiovascolari e i tumori, anni o decenni prima che si manifestino.

La scoperta dei ricercatori sul microbiota intestinale
Cos’è la metainfiammazione e perché danneggia il sistema immunitario
Questo meccanismo si chiama metainfiammazione ed è uno stato infiammatorio cronico, invisibile agli esami di routine, che danneggia progressivamente il metabolismo, il sistema immunitario e il sistema nervoso. ”Le firme biologiche della metainfiammazione potrebbero essere rilevabili anni, o addirittura decenni, prima che la malattia si manifesti clinicamente – spiega Antonio Gasbarrini, direttore scientifico, Fondazione Policlinico Universitario Gemelli Irccs, professore ordinario in Medicina interna, Università Cattolica del Sacro Cuore –. Questo apre prospettive concrete per una medicina realmente anticipatoria, preventiva e personalizzata. Non aspettiamo la malattia: la intercettiamo prima che arrivi“.
Approfondisci:
Prodotti gluten free ultraprocessati. “Per i celiaci aumenta il rischio di sviluppare altre malattie”
L’impatto dei cibi ultra-processati sulla barriera intestinale
Secondo i ricercatori, la causa principale all’origine della metainfiammazione è il consumo di cibi ultra-processati, particolarmente ricchi di additivi industriali. “Il loro impatto sul microbiota e sulla barriera intestinale non è un effetto collaterale trascurabile, ma un meccanismo patogenetico primario“, sottolinea infatti, Gianluca Ianiro, dirigente medico della Uoc Cemad, Fondazione Policlinico Universitario Gemelli Irccs e ricercatore in gastroenterologia, Università Cattolica del Sacro Cuore.
Alla luce di queste evidenze, gli esperti richiamano l’attenzione sull’importanza di includere delle valutazioni standardizzate sul microbiota nella verifica della sicurezza degli additivi alimentari, così da limitare il più possibile la comparsa di stati infiammatori.