Dei Novanta odia gli skinny jeans, “terribili”. John Lennon “era il nerd più figo del mondo”, ma le vere style icon erano Brian Jones e Paul Weller. Il capo indispensabile nel guardaroba di ogni uomo? Naturalmente il parka. Uno, dieci, cento parka, come quelli che raccontò di avere nell’armadio. “Nessuno può dirmi cosa devo indossare. Faccio quello che mi pare”, disse al Daily Mail in occasione del lancio della sua griffe Pretty Green, poi rilevata dal gigante britannico del retail JD Sports. Nella stessa, Liam Gallagher si beava dei suoi mocassini leopardati di Saint Laurent – “il mio orgoglio e la mia gioia. Li adoro” –, e mandava stoccate corrosive al fratello Noel, a suo dire la rockstar meno stilosa di tutti i tempi. “Si veste come il figlio di Liz Hurley”, disse con la stessa postura sprezzante di sempre, un mix di arroganza e menefreghismo che distilla alla perfezione le quintalate di carisma del suo personaggio, sul palco e fuori.
James Fry//Getty Images
Liam e Noel Gallagher con il bassista Paul McGuigan nel 1996
I due Caino e Abele del Britpop saranno alla Mostra del Cinema di Venezia a presentare Oasis: Don’t Look Back in Anger, il documentario (che mai ebbe titolo più azzeccato) diretto Dylan Southern e Will Lovelace sulla loro colossale reunion del 2025, uno spaccato di 122 minuti sull’impatto emotivo del loro tour che includerà interviste ai due, sessioni di prova, incursioni nel backstage, “oltre a celebrare il significato che la loro musica riveste per il pubblico e per le generazioni di tutto il mondo”.
Con la loro tregua, nel 2025, è tornata anche la loro moda in un method dressing musicale che ha visto schiere di fan vestite con il verbo di Manchester, se non veri e propri replicanti con tanto di mod cut à la Liam: frangia dritta, basette lunghe, texture fintamente stropicciata, archetipica tanto quanto il dress code che l’anno scorso ha fatto la felicità di certi capi (e brand) nella dotazione sartoriale dei fratelli Gallagher.
Liam Gallagher in trench e camicia floreale nel 1995
La piattaforma leader dell’e-commerce Shopify riportava un’impennata di vendite, specie tra Regno Unito e Italia, per felpe sportive, per parka, per impermeabili, per giacche a vento, per cappellini da pescatore che erano – sono – la virgola del look di Liam. Simili ma non uguali – “È preso dalla roba elegante. Adora i cardigan e tutto quel genere di cose”, disse all’epoca Liam su Noel sempre al Daily Mail – i due fratelli serpenti hanno stile da vendere, di quelli da rivendicare con orgoglio, di quelli dalla genesi nella sottocultura più elegante del Regno Unito che, non a caso, all’estetica badava parecchio, mica come certe rockstar che nei Novanta furoreggiavano (quelle grunge) e che del no-fashion fecero una religione che, ovviamente, si trasformò nella coolness più sfrenata.
Noel Gallagher con coat di astrakan nel 1995
I parka, il double denim, la polo. I giubbotti in pelle, le maglie a righe, i pullover Aran. Il bucket hat, le sneakers Adidas, i trench e i coat in astrakan per i momenti più in. Sotto Oasis nel dizionario modaiolo c’è questo, più N magliette del Manchester City, ossia il credo calcistico dei due a rimandare al fenomeno Terrace, ma ci arriviamo. I Gallagher, hanno attinto a mani basse dalla cultura Mod degli anni Sessanta, ovvero quella dei ragazzi moderni della working class della zona nord di Londra, smaniosi di riscatto dalla parsimonia (anche) sartoriale della guerra, vestiti superbamente nelle loro giacche a tre bottoni, nelle loro camicie dal colletto tondo, ma anche nelle loro magliette polo, nei loro Ray-Ban e nelle loro scarpette da jazz e, ça va sans dire, nei loro parka, ottimo scudo protettivo per sfrecciare in Lambretta nonché proteggere i completi sartoriali di ispirazione italiana.
Liam Gallagher durante un concerto al Maine Road Stadium di Manchester nel 1996
E, dicevamo, in quella dei tifosi da curva che per smarcarsi dai rozzi hooligan (ed eludere i controlli della polizia) iniziarono a vestire bene abbracciando quel casual fatto di giacche antipioggia di marchi storici come Stone Island, C.P. Company, Aquascutum o Burberry, polo e maglioni di lana, patriottici accessori in tartan e sneakers rétro come i classici Samba, Spezial o Forest Hills a marchio Adidas. “Ero fissato con i vestiti, proprio tanto, e mettevo da parte i soldi per comprarmi dei bei capi – ha detto infatti Liam sempre al Daily Mail –. Prendevo il sussidio e mi compravo una tuta Patrick o un bel capo Lacoste, Levi’s, Dunlop Green Flash. Abbigliamento da calcio che indossavamo per andare al Maine Road”.
Liam Gallagher e Damon Albarn dei Blur durante una partita di calcio amichevole a Londra nel 1996
E sul palco, nelle interviste, sui risicati red carpet calcati, nei campi erbosi di match amichevoli come fu il Soccer Six al Mile End Stadium di Londra, la rivalità (?) in uno scatto con Damon Albarn dei Blur e il frontman degli Oasis: l’uno con berretto in lana, l’altro con perenne bucket a firma Kangol, la spavalderia del nord vs l’allure intellettuale del sud “l’aria da scuola d’arte […] con i loro maglioncini, le camicie, le giacche Harrington e le polo a righe”, come ha scritto Hannah Kane nel suo The Style Book, ben affrescando anche stilisticamente la faida del decennio. Ebbene i due fratelli – ma anche i Suede, i Supergrass, i The Verve, i Pulp o, cambiando registro, le Spice Girls – sono stati tra i protagonisti di quella Cool Britannia che rese il Paese il centro nevralgico del ganzo e, cavalcando l’ondata di ottimismo politico ed economico, assurse la Union Jack a icona pop.
Noel Gallagher in total denim con i Brat Awards nel 1996
Un’epoca irripetibile anche nella moda e che proprio grazie a loro è in pieno revamp. I due, dal canto loro, non sono cambiati nemmeno un po’: Noel ha sempre una predilezione per i bomber, per i giubbini in jeans (o in pelle, o in camoscio), per le camicie tasconate o check, per i pullover e le giacche tecniche, la concessione a un blazer da sfoggiare non troppo pettinato giusto per non sgualcire la liturgia glam, chessò, del lancio sul volume dedicato a Kate Moss.
Liam e Noel Gallagher sul palco nel 2004
Liam – che nel frattempo ha un fan account Instagram dedicato @lgwears, ricco e aggiornatissimo – segue quasi a ruota, con più maglie di ciniglia rigate, con l’incursione di una giacca gessata per un’esibizione on stage, con l’onnipresenza di occhiali, cappello da pescatore, qua e là un desert boot e, soprattutto, parka, tanti, tantissimi parka.
Liam Gallagher agli I-Days di Milano nel 2018
Sempre irrimediabilmente uguali a se stessi, con quell’uniforme Oasis che non è mai stata una tendenza, quanto più un manifesto, un insieme di codici trasformato in una grammatica personale tanto riconoscibile da sopravvivere alle voghe e perfino alla stessa band.
Liam e Noel Gallagher in concerto a Pasadena, in California, nel 2025
Compresa Venezia, ça va sans dire.
Liam e Noel Gallagher alla Mostra del Cinema di Venezia 2026
Liam e Noel Gallagher alla Mostra del Cinema di Venezia 2026
Come dicono loro: “I need to be myself, I can’t be no one else, I’m feeling supersonic, give me gin and tonic”.











