È ancora sotto shock la comunità islamica udinese, sconvolta dal brutale omicidio del 65enne Abdellatif Bensefiyan, avvenuto ieri sera nel quartiere di Sant’Osvaldo. Mentre sono ancora in corso le indagini per ricostruire i dettagli della vicenda e, soprattutto, per assicurare il presunto colpevole alla giustizia, la famiglia, gli amici e i conoscenti dell’uomo ne piangono la scomparsa, dipingendo il ritratto di una persona onesta e benvoluta da tutti, anche all’infuori della comunità dei fedeli.

Abdellatif Bensefiyan

L’imam Baba Crachi: “Ieri abbiamo scherzato insieme”

Il primo a condividere con noi il suo ricordo su Abdellatif è stato l’imam Baba Crachi, presidente dell’associazione culturale spirituale “Islam è Luce”, in viale Ungheria: “Era amico di tutti, mai ho sentito dire qualcosa di male su di lui. Veniva spesso qui alla moschea — ci ha detto, mostrandoci il posto dove era solito pregare —, era davvero un brav’uomo”. Crachi non si dà pace, soprattutto perché il suo ultimo incontro con Abdellatif è stato recentissimo, e la sua morte è un fulmine a ciel sereno: “Proprio ieri ci siamo visti qua — ha raccontato —, abbiamo riso e scherzato insieme, come succedeva spesso. Era molto conosciuto in via Roma, non solo dalla comunità marocchina. Se chiedete di lui in qualunque bar della zona, dove magari si fermava a bere il caffè, tutti vi diranno che persona gentile era”. L’imam ha voluto sottolineare, più di tutto, la sua generosità, legata anche al lavoro di Abdellatif come commerciante al dettaglio: “Vendeva piccoli oggetti come orologi e profumi. Ma se qualcuno era in difficoltà economica, lui dava la merce a credito, o addirittura la regalava. È davvero una notizia terribile, io lo conoscevo dal 2007, da quando sono venuto in Italia dal Ghana”. 

L'esterno della moschea di viale Ungheria

L’imam Ahmed: “Non conosciamo il responsabile dell’assassinio”

Proprio in queste ore, i fedeli del Centro Misericordia e Solidarietà, frequentato soprattutto dalla comunità marocchina, sono riuniti in preghiera per ricordare Abdellatif. L’ingresso della moschea di via Marano Lagunare è un triste viavai di parenti, amici del 65enne e fedeli venuti a stringersi attorno alla famiglia. Alcuni lontani parenti della vittima e membri della comunità accettano di parlare con noi, ma ci pregano di rispettare il riserbo della famiglia, ancora sotto shock per l’accaduto. Anche in questo caso, è la guida spirituale del centro, l’imam Ahmed, a parlarci brevemente di Abdellatif: “Era una persona onesta e un grande uomo. Abitava in Italia da moltissimi anni, credo addirittura dal 1990. Non conosciamo l’uomo ricercato per il suo omicidio, non frequentava la nostra comunità di preghiera. Né sapevamo della sua situazione familiare”. Secondo le ultime indagini degli inquirenti, l’assassino sarebbe il 32enne Mohamed Kouifi, ex fidanzato della sorella della vittima, residente a Rive d’Arcano. Stando a quanto emerso finora, il fuggitivo non avrebbe accettato la fine della sua relazione con la sorella del 65enne, rendendosi responsabile di un’escalation di minacce e violenze culminate con l’agguato mortale di ieri sera. Abdellatif, descritto da tutti i suoi conoscenti come una persona pacifica e ben inserita nella comunità, lascia la moglie, un figlio e diversi parenti.