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Gaia Piccardi, nostra inviata a New York

Flavio travolto dalle emozioni e dal belga Blockx. Luciano avanza, fedele al rito del caffè espresso durante il match

I miracoli sono finiti, oppure se li sono presi tutti gli altri. Francisco Cerundolo, il più forte dei fratelli argentini, recupera due set di svantaggio al padrone di casa, Taylor Fritz, qui finalista nel 2024 con Sinner, risucchiandolo nel gorgo dei suoi palleggi e la cinese Zheng, uscita dalle qualificazioni, risale da 0-5 nel terzo per eliminare Madison Keys: un altro sogno made in Usa che s’infrange contro l’impazzimento dell’ultimo Slam. Nel minestrone di delusioni, ahinoi, finisce anche Flavio Cobolli, testa di serie numero 5, caduto come a Wimbledon sotto il peso di un ruolo, quello del favorito, che gli pesa sulle spalle come uno zaino pieno di pietre. Nel giorno in cui avrebbe dovuto volare verso l’ottavo di finale che l’avrebbe tenuto aggrappato alla seconda settimana dell’Open Usa, invece, Flavio crolla.

A sgambettarlo, oltre alle emozioni, è il giovane belga Alexander Blockx, 21 anni, bravo a scavalcare l’ostacolo con l’agilità con cui il padre Oleg correva i 110hs. Meno di un mese fa, a Cincinnati, Cobolli batteva Blockx in tre set combattuti: a New York sapeva cosa aspettarsi. L’avvio del match infatti è promettente, del tutto azzurro: Flavio fa il break al terzo game, comanda lo scambio, poi ha un passaggio a vuoto che è costretto a rimediare nel tie break, quando l’avversario, sul 4-4, si avventura in un serve and volley azzardato. Annessosi il primo set, in controtendenza con l’andamento degli incontri con Comesana e Schoolkate, anziché dilagare Cobolli permette a Blockx di rinvenire fino a diventare una presenza ingombrante. La fatica di Flavio nel difendere il servizio (tre palle break annullate nel quinto game) si accompagna a un evidente calo fisico e dal confronto il belga esce ingigantito, fino a infilare dieci game di fila: 6-3 e 6-0 in appena 19 minuti, 32 punti a 4, l’azzurro ridotto a spettatore della sua stessa partita.



















































Dalla pausa negli spogliatoi, necessaria, non torna in campo un giocatore trasformato. Da 1-3, con le solite doti da lottatore, Cobolli risale 3-3, raccontandosi di essere ancora vivo in una sfida che sta rapidamente prendendo la strada di Anversa. 

Non c’è dialogo con se stesso, o con il padre Stefano, che possa riaccendere il fuoco del Cobollismo dentro Flavio: il lottatore non ha più energie, il guerriero oggi è senza denti. Finisce 6-3, l’autostrada verso i quarti dell’us Open si spalanca sotto le suole di Blockx, che per la prima volta in carriera centra un ottavo Slam. 

Cobolli dirà che la stagione resta buona, che l’obiettivo delle Atp Finals di Torino resta in piedi, però dei dieci italiani in tabellone l’ex terzino era il candidato ideale a una semifinale a New York che invece resta esposta, Alcaraz permettendo, alle folate di un torneo senza bussola, in grado di riesumare il talento offuscato del dio greco che aveva perso le ali. 

A Stefanos Tsitsipas, nel frattempo separato dal padre Apostolos e sprofondato al n.53 del ranking, sono affidate le speranze che un giocatore con il rovescio monomane arrivi nelle semifinali di uno Slam. «Ho una tradizione lunga 150 anni da difendere» scherza Tsitsipas, che stanotte affronta l’idolo locale Ben Shelton sul centrale: è dal primo Wimbledon della storia (correva il 1877), che accade almeno una volta a stagione. Quest’anno non è ancora successo.

Quanto a noi, all’Italia degli orfani di Sinner che invece di essere qui è atteso a Monza per il Gran Premio, festeggiamo un sopravvissuto. Al giro di boa dell’Open Usa il bandierone lo sventola Luciano Darderi, classe 2002, garra argentina e nonno di Fano. Il ragazzo di Villa Gesell, mai così avanti nel tabellone di Flushing, dà un dispiacere all’australiano che ne aveva dato uno cocente a noi, eliminando un Lorenzo Musetti in pieno calo di energie psicofisiche e mai più ritrovate. La wild card Dane Sweeny è ridimensionata in tre set ma che a dare ossigeno al tennis italiano a New York sia solo Darderi, fedele a se stesso nel rispettare il rito del caffè espresso in corso d’opera, fa riflettere

6 settembre 2026 ( modifica il 6 settembre 2026 | 08:53)