La prima volta da capitano, anche se solo in un’amichevole, non si dimentica. Soprattutto se arriva in una terra che Daniel Hackett conosce bene e che, in qualche modo, gli appartiene. Nato a Forlimpopoli, cresciuto cestisticamente e non solo a Pesaro, legato alla Romagna e alla Riviera, il capitano della Virtus ha ricevuto al Flaminio un abbraccio particolare. Al momento della presentazione è arrivata un’ovazione da parte del pubblico, compreso quello di fede Dole. Un applauso che il figlio di Rudy ha incassato con il sorriso, prima di rispondere sul parquet nel modo che gli è più congeniale: con una prestazione concreta, da leader. Perché se è vero che il tabellino racconta di 3 punti, conditi da 3 rimbalzi e 3 assist in 14 minuti, è altrettanto vero che le cifre non spiegano fino in fondo l’impatto avuto dal numero 23.

Tra gli italiani della Virtus è stato quello che ha lasciato le sensazioni migliori, per la capacità di incidere nei due lati del campo. In particolare in difesa, dove nel primo quarto ha messo quella fisicità e quella attenzione che servivano alla squadra per provare a indirizzare la partita. Il primo strappo bianconero, quello che aveva fatto pensare a una serata in discesa, porta anche la sua firma. L’esterno ha dato il là all’allungo iniziale con la sua energia, contribuendo a mettere la Virtus nella condizione di comandare il ritmo. Non servivano grandi numeri, né giocate spettacolari, ma bastavano presenza e quella dose di personalità che, in una squadra così giovane, può diventare un valore aggiunto. Daniel sarà importante sul parquet, ma forse lo sarà ancora di più lontano dai riflettori. Il roster bianconero ha un’età media inferiore ai 25 anni e al suo interno ci sono rookie e giocatori che devono ancora conoscere fino in fondo il basket europeo e le esigenze di una stagione lunga e senza pause. Hackett, che il 19 dicembre compirà 39 anni, dovrà essere il punto di riferimento, l’uomo a cui guardare nei momenti complicati, quello chiamato a tenere unito il gruppo quando arriveranno gli inevitabili passaggi a vuoto.

La doppia competizione non concede molto tempo per rimuginare sugli errori. Tra campionato ed Eurolega serviranno continuità e capacità di voltare pagina rapidamente. E avere nello spogliatoio un giocatore con l’esperienza di Hackett significa poter contare su una bussola nei momenti in cui servirà ritrovare la direzione. È presto, prestissimo per trarre conclusioni. Quella di Rimini è stata appena la prima amichevole e davanti alla Virtus ci sono ancora settimane di lavoro, allenamenti e partite per costruire automatismi e amalgama. Ma una certezza già c’è: Daniel Hackett è il capitano e, dentro questa nuova Virtus, sarà uno dei punti fermi.