Orietta Berti arriverà questa sera a Borgomanero per una tappa della sua turnée «La mia vita è un film». La cantante, 83 anni, vanta 60 anni di onorata carriera. La curiosità che ha suscitato alla Festa dell’uva è testimone di un successo infinito.
«Per me salire sul palco è come una vacanza – racconta – un momento di sfogo e di gioia. È come un po’ la vita di un atleta, devo stare attenta a quello che mangio prima di cantare per non appesantirmi». Attenzione al piatto tipico di Borgomanero, il tapulone, stufato d’asino, sconsigliato prima della performance.
Uno spritz per tirarsi su
«I miei collaboratori lo sanno – spiega ridendo – prima niente, dopo magari, anche uno spritz per tirarci su. Quello che mi piace è proprio questo: scoprire tutte le tradizioni che ci sono in ogni singolo paese, per questo, nel libro che sto scrivendo, le sto raccontando. Le mode, i costumi, i piatti». Borgomanero è inserita in un territorio a lei conosciuto, visitato soprattutto per lavoro. «Difficilmente sono venuta sul lago in vacanza. È la particolarità dei concerti, vedere luoghi nuovi. Per questo penso che cantare sia un piacere e andare in tv sia più un lavoro».
Autoproduzione da 46 anni
Tra i segreti l’autoproduzione che ormai dura da 46 anni. La sua attività va avanti senza il supporto di una major discografica. Anche per i suoi impegni televisivi non si avvale di autori, ma si affida alla propria concentrazione per raccontare aneddoti personali e professionali. Con il tempo il suo pubblico è diventato intergenerazionale, merito della passione trasmessa dai genitori ma anche dalle numerose collaborazioni con artisti contemporanei che hanno fatto riscoprire la sua voce.
Un cambio della carriera
«Non nascondo che dal 2021 (anno dell’uscita di Mille con Fedez e Achille Lauro) la mia carriera è cambiata, una situazione che mi piace veramente molto. Mi fa misurare con situazioni nuove, sonorità nuove, progetti nuovi. Tuttavia sento allo stesso tempo il bisogno di alternare queste collaborazioni con brani da solista come «Chi ama chiama» (ultimo singolo) e a un altro progetto che uscirà ad inizio dell’anno prossimo. Lo faccio per soddisfare le richieste del mio storico pubblico». «L’Usignolo di Cavriago» ha segnato la storia della canzone italiana fin dagli anni ’60 con successi come: Finché la barca va, Tipitipitì, Via dei Ciclamini, Io ti darò di più. Ha partecipato a 12 edizioni del Festival di Sanremo anche se ce n’è una che si porta particolarmente nel cuore.
Il duetto con Giorgio Faletti
«Ricordo con molto piacere l’edizione del 1992 quella a cui ho partecipato insieme al compianto Giorgio Faletti (brano dal titolo Rumba di tango). Lui era un vulcano, era pieno di aneddoti, di racconti e non mancava mai di farci ridere su ogni cosa. Mi piace ricordarlo così». Un punto di forza della personalità di Orietta Berti è la sua ironia tutta emiliana, che non offende mai anche quando è pungente. Nonostante i mille progetti, non nasconde di avere ancora qualche sogno nel cassetto. «Desidererei ancora realizzare dei dischi e dei video con altri giovani artisti -spiega – non voglio rivelare i nomi per non rovinare la sorpresa».