di Massimo Gramellini

La risposta di Gramellini: «La realtà è sempre e solo negli occhi di chi la guarda. Se tu la vivi come una sconfitta, un’offesa al tuo amor proprio, o cambi occhiali o cambi matrimonio»

Caro Massimo,
ma è veramente possibile amare tante volte nella vita? Me lo chiedo perché io mi sono trovata come ultima arrivata tra le tante donne che mio marito ha amato profondamente, ex moglie e amante comprese. All’inizio del nostro rapporto – presa dalla sua dolcezza, dalla simpatia e, non ultimo, dal suo aspetto fisico – non mi pesavano i racconti dei suoi amori passati: viaggi in luoghi romantici, regali ricevuti. (Ho anche scoperto che conserva alcune foto delle sue ex). Forse perché avevo raggiunto un’età in cui sentivo di dover dare un punto fermo alla mia vita – e anche perché venivo fuori da una relazione complicata – ho deciso di sposarlo e di avere un figlio, voluto da entrambi.
Dopo anni trascorsi insieme con alti e bassi, mi sono tornate alla mente tutte le cose che mi raccontava sui suoi trascorsi amorosi. Alcune ex le ho anche conosciute, poiché vivevamo in un piccolo paese in cui si sapeva tutto di tutti.  Ho sempre temuto il confronto con le “altre” e penso di non essere mai stata considerata quanto loro, soprattutto dal punto di vista sessuale. È vero che, con il passare degli anni, la passione tende a diminuire se non viene coltivata, ma la mia esperienza mi porta a pensare che si rimanga fortemente legati alle sensazioni degli amori giovanili. I nostri rapporti sono arrivati
a essere quasi un’abitudine, direi “a gettone”. Non parliamo mai liberamente della nostra intimità perché c’è sempre la paura di toccare un tasto sbagliato. Lui ha sempre dimostrato di volermi bene, ma io vorrei ancora poter parlare di amore in tutte le sue sfaccettature! Per questo mi chiedo se sia veramente possibile essere amate come “ultime” con la stessa intensità e qualità
di chi ci ha preceduto. Forse è vero il detto “il primo amore non si scorda mai” e… il secondo e il terzo nemmeno. Ma per l’ultimo vale la stessa regola o si riserva soltanto un grande affetto mascherato da amore?
Anna

Cara Anna, 
la tua lettera mi ha ricordato l’incipit di un romanzo che divorai in poco più di tre ore quando ancora non esistevano le notifiche degli smartphone:
Alta fedeltà di Nick Hornby. Il protagonista, appena lasciato dalla compagna, stila l’elenco delle ragazze che lo hanno fatto soffrire nel corso della vita, arrivando a concludere, proprio come te, che i primi amori hanno una potenza ineguagliabile (godono del privilegio di poter incidere le loro emozioni su una pagina bianca).
Questa teoria mi trova completamente d’accordo… a metà: è vero che certi piaceri e certi dolori si presentano con intensità assoluta e totalizzante soltanto nell’adolescenza (se Romeo e Giulietta avessero avuto quarant’anni, Shakespeare avrebbe scritto tutta un’altra tragedia e, per citare il “classico” dell’estate, una delle ragioni che inducono Ulisse a rinunciare a un’amante del calibro di Calipso per tornare dalla moglie è che Penelope è stata il suo primo – dunque indimenticabile e ineguagliabile – amore). Però il sentimento sa reinventarsi di continuo, e tutti conosciamo persone che hanno imparato ad amare dopo i cinquanta o i sessant’anni, quando l’egocentrismo cede il posto a una visione più armonica dell’esistenza, e il “dare” diventa più gratificante del “prendere”.
Scendendo dai massimi sistemi al tuo caso personale, ti inviterei a considerare l’ipotesi che la scarsa passionalità del vostro legame abbia più a che fare con il presente che con il passato remoto. Il torcicollo emotivo è una malattia che serve a nasconderne un’altra: si rimpiange o si invidia uno “ieri” spesso immaginario per non affrontare i problemi dell’“oggi”.
Se tuo marito non ti dà quello che vorresti non dipende dal fatto che lo ha già dato ad altre donne venute prima di te, ma dal tipo di emozione che tu gli susciti adesso: affettuosa, calda, rassicurante. Più che come una tormenta, vede il vostro amore come un plaid. Non è un bene né un male. Semplicemente è così. Credo sia difficile, per non dire impossibile, cambiare il sentimento che prova per te. Quel che invece puoi cambiare è il tuo modo di rapportarti a esso. Senza giudizio, senza paragoni e comparazioni con i fantasmi del passato, e soprattutto senza vivere questa sua mancanza di fuoco come una svalutazione del tuo fascino e del tuo valore.
La realtà è sempre e solo negli occhi di chi la guarda. Un’altra persona, al tuo posto, decanterebbe la maturità di un simile rapporto e magari direbbe che, dopo una vita trascorsa sulle montagne russe della passione, adesso ha finalmente trovato un amore maturo e costruttivo. Ma se tu invece lo vivi come una sconfitta, un’ingiustizia, un’offesa al tuo amor proprio (ed è tuo diritto farlo, ci mancherebbe), o cambi gli occhiali con cui guardi il vostro matrimonio, o cambi matrimonio.



















































7 di cuori
E’ la carta che indica la seconda possibilità, l’occasione che si ripresenta, l’opportunità di portare a termine qualcosa rimasto incompiuto. Per noi è l’invito a ricominciare, a partire alla riscossa, accettando e assecondando il cambiamento. In quale direzione? Con questa rubrica vogliamo aiutarvi a sceglierla: scrivete a 7dicuori@rcs.it

6 settembre 2026