Riccione è la mia infanzia. Ci sono andata la prima volta che avevo tre anni e ci sono tornata ogni estate, per mesi interi, fino ai dodici anni. Mia madre aveva affittato la dependance che un tempo era stata di Claretta Petacci, proprio a fianco dell’hotel Carlton, e lì dentro ho vissuto pezzi di vita che non si dimenticano: a dieci anni, per esempio, la nascita di mia sorella. Ogni estate chiedevo a mia madre un fratellino o una sorellina, come se fosse un regalo che mi era dovuto. Tutte le estati, puntuale come una promessa. Di quei momenti ricordo tutto, ogni dettaglio, e ancora oggi mi sembra di sentirne i profumi. E a proposito di ricordi nitidi, c’è stato un giorno che nella mia testa è ancora registrato come “il giorno tragico”.

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Avevo sei anni, era il primo luglio. Partimmo in 500, io, mia madre e mia nonna: un viaggio di sole donne verso la Romagna, con una coda lunghissima sulla strada che da Milano porta in Emilia-Romagna, altro che quelle di adesso sulla A14, quelle di allora erano peggio, molto peggio. Un viaggio della speranza, lo chiamo io, e tutto sommato fu bello, nonostante ci sia capitato un incidente lungo la strada. Io ero dietro, senza cintura, come si usava allora, e mi scorticai un po’ la testa.

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La spiaggia di Riccione

Arrivata a Riccione mi portarono subito in ospedale, dove mi tolsero un po’ di capelli per medicare la ferita. Ero tutta livida in faccia, ma appena uscita non ne volevo sapere di stare in casa a riposare, così, uscii lo stesso e andai a vedere un’altalena: c’era una bambina, le partì uno zoccolo e mi arrivò dritto in faccia.

L’attuale hotel Carlton

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Quindi, non solo avevo la testa fasciata e i lividi, avevo pure un occhio nero. Il giorno dopo pioveva, e per concludere in bellezza andai a sbattere contro una portafinestra di cristallo, che non si vedeva bene. A quel punto mia madre mi prese, esasperata, e mi portò in chiesa, da un prete, a farmi benedire. Me lo ricordo perfettamente, come fosse ieri. Nonostante tutto fu una vacanza meravigliosa, tra un ospedale, una risata e le serate passate nella sala giochi della galleria di viale Ceccarini. Ed è così che Riccione è rimasta dentro di me: un po’ storta e bellissima, esattamente come quell’estate. Poi ci sono tornata, tanto tempo dopo, nel ‘94. Ma questa è un’altra storia, che vi racconterò.