Un gruppo internazionale coordinato dalla McGill University e dall’Icahn School of Medicine at Mount Sinai ha individuato un possibile freno interno dei linfociti T CD8+, le cellule del sistema immunitario capaci di riconoscere e distruggere quelle tumorali: rimuovendolo, almeno nei topi e negli esperimenti di laboratorio, questi «guerrieri» si moltiplicano di più e colpiscono con maggiore efficacia. Il freno ha un nome, PRMT7, ed è una proteina già studiata in numerosi processi cellulari.

Il lavoro, pubblicato il 6 settembre su Nature Communications, mostra che l’eliminazione del gene responsabile della produzione di PRMT7 nei linfociti T dei topi accresce non soltanto la proliferazione delle cellule, ma anche la quantità di molecole associate alla risposta immunitaria e, infine, la loro attività antitumorale. È questo l’aspetto sorprendente: non si insegna al linfocita a riconoscere un bersaglio diverso, né gli si fornisce una nuova arma; si libera, piuttosto, una parte della potenza che esso possiede già.

Come avviene? PRMT7 sembra interferire con NF-κB, uno dei principali sistemi molecolari che regolano l’attivazione e la risposta dei linfociti T. I ricercatori hanno osservato, in particolare, che PRMT7 si lega a RelA, una proteina coinvolta in questo sistema, e ne ostacola il passaggio nel nucleo — la sede nella quale devono essere accesi determinati geni. Per intenderci, è come se RelA trasportasse un ordine fino alla sala di comando della cellula e PRMT7 ne trattenesse la busta sulla soglia: eliminato l’ostacolo, il messaggio arriva, i geni entrano in funzione e il linfocita reagisce con maggiore vigore.

I segnali osservati sono molteplici: aumentano la proliferazione e la produzione di CD25 e CD69, marcatori legati all’attivazione cellulare; cresce inoltre l’interferone gamma, una molecola importante nella risposta immunitaria. Il risultato è una cellula più pronta all’attacco. Ma non è tutto.

Gli studiosi hanno infatti messo a punto MS54, una molecola di tipo PROTAC, vale a dire un composto progettato non per bloccare provvisoriamente una proteina, come farebbe un farmaco tradizionale, ma per consegnarla al sistema ubiquitina-proteasoma, la macchina con cui la cellula contrassegna e smaltisce le proteine. MS54 induce dunque la degradazione di PRMT7; e nei linfociti T trattati ha prodotto un’attivazione di NF-κB simile a quella ottenuta cancellando geneticamente il gene della proteina.

La prova successiva ha alzato considerevolmente la posta. Trasferiti in topi affetti da melanoma, i linfociti T trattati con MS54 hanno controllato meglio la crescita del tumore; nei linfociti T umani esaminati in laboratorio, la molecola ha invece aumentato la proliferazione, i marcatori di attivazione, la produzione di interferone gamma e la capacità di uccidere cellule di melanoma. Risultati notevoli, dunque, che trasformano un meccanismo biologico in una possibile strategia terapeutica.

A scanso di equivoci, però, MS54 non è ancora una cura. Nessun paziente è stato trattato con questa molecola e gli esperimenti non dimostrano che degradare PRMT7 sia sicuro o efficace contro il cancro nell’uomo. Prima di una sperimentazione clinica occorrerà stabilire quanto duri l’effetto, se il composto agisca in modo sufficientemente selettivo, quale tossicità possa provocare e che cosa accada quando i linfociti vengono stimolati troppo: liberare un freno può essere utile, ma significa anche dover controllare con precisione la corsa.

Il bersaglio, del resto, aveva già attirato l’attenzione. Nel gennaio 2026, uno studio pubblicato su npj Breast Cancer aveva indicato indipendentemente PRMT7 come possibile mezzo per rendere le cellule del tumore mammario più vulnerabili all’attacco dei linfociti T. Quel lavoro interveniva sul tumore; il nuovo studio affronta il problema dal versante opposto, potenziando direttamente le cellule immunitarie.

Se i risultati saranno confermati, PRMT7 potrebbe diventare una nuova «manopola» dell’immunoterapia cellulare: il bersaglio riconosciuto dal linfocita resterebbe lo stesso, ma aumenterebbe la forza dell’assalto. Per ora, tuttavia, la manopola è stata azionata soltanto nelle cellule e negli animali. Resta da vedere se potrà esserlo, senza conseguenze pericolose, anche nell’uomo.

Srour N, Luo K, Allard D, et al. PRMT7 restricts CD8+ T cells expansion via the NF-κB pathway. Nature Communications. Pubblicato il 6 settembre 2026. DOI: 10.1038/s41467-026-77155-2.

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