Anche Alba Parietti, sui suoi canali social, è voluta intervenire sula morte di Lorena Isceri, la 45enne uccisa dall’ex compagno Federico Vella e gettata da un cavalcavia dell’A1 a Barberino di Mugello.

“Quante di noi devono ancora morire perché la politica si unisca e faccia leggi che ci tutelino?”, si chiede intervenendo sui suoi canali social. La torinese ricostruisce la vicenda, sottolineando come sia stata rapita, sequestrata nel bagagliaio della sua macchina e uccisa nonostante, avesse parlato per 20 minuti con le forze dell’ordine.

Parietti sul femminicidio di Lorena Isceri: “Stato deve arrivare prima della tragedia”

“A cosa serve il braccialetto elettronico se, quando una donna chiede aiuto, possono passare venti minuti dalla sua chiamata senza riuscire a salvarla?”, si chiede Alba Parietti. “Lei non voleva denunciarlo per non rovinargli la vita. Come spesso accade lei provava pena, lui la voleva o con lui o morta”, sottolinea. “E allora è ancora più evidente una cosa: la protezione di una donna non può dipendere soltanto dalla sua capacità di denunciare. Anche perché anche dopo le denunce , veniamo lasciate sole con uomini, ipotetici assassini sempre più arrabbiati”, ha proseguito.

“In Spagna, al primo schiaffo, alla prima violenza, persino psicologica, stalking esistono strumenti per far sentire una donna immediatamente tutelata. È questo che deve fare uno Stato: proteggerti quando sei fragile, quando hai paura, quando non riesci a proteggerti da sola. Come farebbe un genitore. Come farebbe una persona che ti ama. Perché uno Stato civile deve arrivare prima della tragedia. Non dopo”, ha detto.

La risposta agli hater sulle rughe: “Davanti a una morte vi preoccupate del mio aspetto”

 

Alba Parietti ha poi voluto rispondere anche a chi, tra i commenti, sentendo questo intervento su un tema molto importante, anche tra le donne, si è soffermato sulle sue rughe. “E voi mi parlate delle rughe del mio collo? Voi, quei quattro decerebrati che, davanti alla morte di una ragazza e al dolore della sua famiglia, avete come unica preoccupazione il mio aspetto. Per fortuna, ho anche qualche neurone che mi permette di capire che, davanti alla morte di una donna, le sue rughe non contano niente. Conta la sua vita. Conta la sua sicurezza. Conta ciò che lo Stato fa, o non fa,  per proteggerla”.

“Quindi, prima di guardare le rughe sul mio collo, provate a guardare quello che avete dentro la testa. Ho 65 anni. Certo che ho le rughe”, ha concluso.