Media, Mosca arruola migliaia stranieri con l’inganno
Quando Tinashe è salito sull’aereo per Mosca pensava di aver trovato il modo di far cambiare vita alla sua famiglia. Ventimila dollari e un anno di lavoro in Russia, abbastanza per tornare in Zimbabwe, comprare un pezzo di terra e smettere di coltivare i campi degli altri. Oggi è prigioniero in Ucraina, indossa l’uniforme blu dei detenuti, e sua moglie e i suoi tre figli non sanno neppure che è vivo. La sua è una delle storie raccolte dal Sunday Times in un campo per prigionieri di guerra che ospita circa mille combattenti stranieri catturati dalle forze ucraine. Quasi nessuno è russo: arrivano da una ventina di Paesi, soprattutto africani, ma anche dal Sud America e dall’Europa centrale. Tra loro ci sono anche due nordcoreani catturati lo scorso anno. Secondo le stime citate dal giornale britannico, Mosca avrebbe reclutato circa 30mila combattenti stranieri di 44 nazionalità diverse. Molti raccontano la stessa storia: un annuncio sui social network, la promessa di un impiego civile ben pagato, il viaggio verso la Russia. Poi, all’arrivo, il sequestro del passaporto e del telefono, un autobus diretto verso un campo militare e documenti in russo da firmare senza comprenderne il contenuto. Tinashe, 37 anni, lavorava come agricoltore in Zimbabwe. Era stato contattato su Facebook per un presunto impiego amministrativo a Mosca. Il volo era stato pagato da un intermediario. Ma una volta arrivato nella capitale russa, racconta, gli sono stati tolti cellulare e documenti. Dopo una notte in autobus si è ritrovato in un centro di addestramento. Gli abiti civili sono stati sostituiti da una divisa e otto giorni più tardi era pronto per essere mandato al fronte. «Eravamo in otto dallo Zimbabwe. Eravamo stati tutti ingannati», ha detto al Times. Una fonte della sicurezza ucraina descrive questo sistema come una pratica di reclutamento ricorrente: gli intermediari avvicinano le persone attraverso Facebook o TikTok offrendo lavori ben retribuiti in aziende russe che non hanno alcun rapporto con il settore militare. Solo in seguito arriva la richiesta di firmare un contratto con il ministero della Difesa.
Robert ha 49 anni ed era un architetto in Botswana. Gli avevano prospettato un lavoro in Europa e migliaia di sterline di compenso. Si è ritrovato invece sul fronte orientale dell’Ucraina dopo un addestramento di appena tre giorni. «Quando sono arrivato in Ucraina mi hanno dato un fucile e ho chiesto cosa stesse succedendo», ricorda. La risposta fu: «Siamo in guerra e ora sei un soldato russo». La parte più dura della sua testimonianza riguarda il modo in cui i combattenti africani sono stati impiegati. Sostiene che venissero mandati avanti attraverso campi minati per aprire la strada ai soldati russi. Non tutti i prigionieri raccontano di essere stati ingannati: alcuni hanno ammesso di essere andati volontariamente a Mosca per arruolarsi. Ma nei racconti degli altri torna continuamente la sensazione di essere stati considerati materiale sacrificabile. Al fronte manca praticamente tutto: l’acqua può non arrivare per giorni e si beve dalle pozzanghere. Quando incontravano un cadavere, i soldati rovistavano tra i suoi effetti personali alla ricerca di cibo o di qualcosa da bere.
Il giornale cita anche il caso di Francis Ndung’u Ndarua, un kenyano di 35 anni arrivato in Russia per lavorare come elettricista. In un video diffuso a gennaio compare con una mina legata al petto mentre altri uomini in uniforme lo deridono, dicendo che sarebbe stato utilizzato per aprire un varco nelle posizioni ucraine. Nel filmato implora di essere risparmiato. Non si conosce quale sia stata la sua sorte. Per molti di questi uomini la cattura da parte degli ucraini ha posto fine alla guerra, ma non ha risolto il problema di cosa sarà di loro. Quasi tutti quelli intervistati affermano di non voler tornare in Russia, m per alcuni è impossibile anche rientrare nel proprio Paese, dove combattere in un esercito straniero può costituire un reato indipendentemente dalle circostanze dell’arruolamento. E non è detto che possano restare in Ucraina. Secondo una fonte della sicurezza citata dal Sunday Times, se la situazione non cambierà potrebbero essere rimandati in Russia alla fine della guerra, con il rischio di essere incarcerati o persino condannati per diserzione.