Il programma di AfD in Sassonia: remigrazione, classi separate per i disabili, ius sanguinis

(Mara Gergolet, inviata a Magdeburgo) È il più radicale programma politico mai scritto in Germania nel dopoguerra. 

L’hanno chiamato il manifesto di Magdeburgo. 

Il «piano di governo» dell’AfD, l’Alternative für Deutschland, se dovesse vincere le elezioni di oggi, adottato al congresso dell’11 aprile scorso. Si compone di 156 pagine, divise in 16 capitoli con 302 misure, che entra tanto nel dettaglio da prospettare la castrazione dei gatti randagi. 

Rappresenta la visione dell’ala radicale, nazional-populista (völkisch): tutta l’AfD in Sassonia-Anhalt è sotto osservazione dei servizi come partito «sicuramente estremista». 

Il testo, però, è farina del sacco di un solo uomo: l’ideologo Hans-Thomas Tillschneider, che si presenta con un barbone come il guru putiniano Alexander Dugin e ha una tazza dell’Armata russa in ufficio. È lui il cervello radicale della macchina schiacciasassi dell’AfD sassone, che ha trovato in Ulrich Siegmund, 35 anni, un candidato sorridente, biondo e pressoché ideale. 

Vale la pena di leggerlo, questo manifesto, perché non nasconde nulla. Tillschneider vuole diventare, in caso di vittoria, ministro della Cultura e della Scuola. Quello che prospetta è un progetto controrivoluzionario. Secondo lui in Germania, «decenni di sviluppi sbagliati stanno trasformando dall’interno quello che un tempo era uno Stato democratico in uno Stato totalitario». 

Dovesse imporsi l’AfD, la Sassonia-Anhalt diventerebbe — definizione del Grand Continent — il «laboratorio di una guerra culturale contro il consenso liberale e democratico». Lanciata dal secondo Land più piccolo della Germania, nonché il più povero e il più vecchio. Ma tanti esperimenti politici — direbbe Giuliano da Empoli — oggi iniziano in periferia. 

Nell’introduzione, il manifesto cita Bertolt Brecht: «Con noi, i vecchi partiti non hanno fortuna. Hanno perso la nostra fiducia. Sarebbe meglio che i vecchi partiti ci sciogliessero e si eleggessero un altro popolo». E adombrando il possibile bando dell’AfD: «Se noi non esisteremo più, la democrazia morirà. E sorgerà la dittatura dei vecchi partiti». 

L’educazione è al cuore della dottrina («pensare tedesco»). L’obbligo scolastico (che chiama «costrizione scolastica») sarà abolito. I figli potranno essere educati a casa. Gli educatori dovranno avere «rigoroso obbligo di neutralità». Terminerà il programma «scuola senza razzismo». Sarà data priorità alle basi (tedesco, aritmetica) e scoraggiate le classi di sociologia, psicologia ecc. I testi saranno scelti dal Land, ripristinato lo studio del russo. Classi separate per gli studenti con disabilità. Il contratto con la «tv pubblica sarà disdetto alla prima occasione ufficiale». Nella visione dell’Afd, accanto alla scuola la tv pubblica è l’altro canale che «indottrina» e «inebetisce» il popolo. 

Si dilunga su 43 paragrafi, l’ostilità verso gli stranieri permea tutte le parti del programma. Si promette un’«offensiva di espulsioni e di remigrazione». Sarà abolito il diritto costituzionale all’asilo, ripristinato lo ius sanguinis. La polizia sarà affiancata dalla «guardia civica di volontari», definiti gli «eroi del quotidiano»: molte idee sembrano ispirarsi all’Ice americana, con tanto di diritto al porto d’armi. Alle Chiese, cattolica e luterana, sarà tolta la «Kirchensteuer», la tassa religiosa. 

Il manifesto si esprime contro le «deviazioni sessuali», gli «stili di vita non riproduttivi» e i «modelli sessuali aberranti». Una «famiglia intatta, composta da madre, padre e figli» sarebbe «la condizione migliore per uno sviluppo infantile sano». La leader dell’Afd nazionale, Alice Weidel, lesbica, sposata e con due figlie, ha detto: «Su questo non sono d’accordo». 

L’AfD promuove l’arte che «contribuisce alla costruzione dell’identità tedesca». Nell’ostilità al «Bauhaus» e al «teatro anti-tedesco» vengono ripresi esplicitamente i codici e i temi culturali cari alla storia nazista. 

Saranno ripristinati i pieni rapporti con la Russia, si uscirà dagli accordi di Parigi sul clima. Ma sono misure inapplicabili, perché spettano al governo federale. Altre sono illegali: il manifesto però se ne infischia. Circa metà degli elettori ritiene che, dovesse andare al potere, l’AfD non attuerà il suo programma. Non si crede ai politici, a nessuna latitudine. In Germania però i ricordi sono più sinistri. Come scrisse il grande storico Joachim Fest, fu la conquista perfettamente legale del potere — la «rivoluzione legale» che rispettò la costituzione nella lettera — a paralizzare la resistenza a Hitler. Che cosa si può obiettare — risposero i benpensanti — a una presa di potere regolare?