Luciano ha deciso di non allenarsi alla vigilia del match con Sweeny, trascorrendo la giornata assieme alla fidanzata. Esperimento riuscito. Domani notte sfiderà Zverev per un posto ai quarti agli Us Open
Giornalista
6 settembre (modifica alle 18:48) – MILANO
Il segreto di Luciano Darderi sta nelle cose semplici e vere. I consigli del papà-coach Gino, che non ha mai smesso di credere in lui. L’amore della fidanzata Catalina, che appena può lo segue nei tornei, come in questi giorni a New York. La coppia ha trascorso la vigilia del match di terzo turno nel quadretto bucolico che anche la città della Grande Mela, nel cuore della frenetica Manhattan, sa offrire: un picnic a Central Park. Catalina, ragazza argentina di Buenos Aires, è stata già un portafortuna per Luciano, come ha raccontato lui stesso nel diario che tiene sulla Gazzetta: “Ci siamo fidanzati il giorno del primo match di Buenos Aires e poi sono arrivato in finale”. La sua presenza gli trasmette serenità. Anche per questo Luciano ha scelto di passare il venerdì lontano da Flushing Meadows. Niente allenamenti, solo relax, sorprendendo anche il suo stesso team, e poi un sonno lungo e profondo, come il principe di Condé alla vigilia della battaglia di Rocroi, di manzoniana memoria. Quindi Darderi è sceso in campo contro l’australiano Sweeny e ha vendicato Musetti, facendo valere i favori del pronostico.
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È stato proprio l’atteggiamento a certificare il salto di qualità compiuto quest’anno. Da quando si è piazzato in pianta stabile attorno alla ventesima posizione mondiale, Darderi ha dovuto adeguarsi al nuovo status che lo vede spesso favorito, soprattutto nei primi turni dei tabelloni. Ieri non ha tradito le attese, sbrigando la pratica in tre set e perpetuando la tradizione che santifica l’età dell’oro del tennis italiano: questa è la trentesima volta di fila che almeno un azzurro è presente agli ottavi di uno Slam. Ciò che un tempo, e per lungo tempo, era un’eccezione – lo scollinamento della prima settimana – ormai è diventato la norma. Ma in uno sport complesso, globale e competitivo come il tennis, rimane un fatto straordinario, altroché. E Darderi ci tiene tantissimo a far parte di questo movimento. Così tanto da anteporre, tra gli obiettivi di fine anno, la top 20 alla convocazione in Coppa Davis. Lui che è nato a Villa Gesell, ma è cresciuto tennisticamente in Italia e ha già difeso i colori della Nazionale nei tornei giovanili e alle Olimpiadi.
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Prima di pensare alle Final 8 di Bologna, però, c’è da concludere nel migliore dei modi una stagione che l’ha visto issarsi fino al 16° posto del ranking Atp, raggiunto all’indomani della storica semifinale agli Internazionali. I dolci ricordi del Foro tornano in mente in queste ore, nell’attesa dell’incontro di domani notte contro Alexander Zverev, affrontato negli ottavi a Roma e battuto in rimonta dopo aver annullato quattro match point. Quella era l’amata terra. Ma Luciano, proprio nel 2026, ha dimostrato di essere cresciuto anche sul cemento. A gennaio ha raggiunto per la prima volta gli ottavi agli Australian Open, poi sono arrivati i quarti a Montreal e un’altra prima volta, gli ottavi a Flushing Meadows. “Quest’anno ho fatto vedere che posso essere competitivo anche sul duro, grazie al lavoro tecnico-tattico svolto con papà e il mio team. E questo mi dà una carica in più”. Appuntamento sull’Arthur Ashe Stadium: Zverev-Darderi è il secondo incontro della sessione serale, dopo Jovic-Gauff in programma all’una in Italia.
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