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Giuliana Ferraino, inviata a Cernobbio
Nell’anno dei 500 anni dell’azienda, il ceo Ferlito racconta come cambia il mercato tra droni, sistemi antidrone e nuove tecnologie. L’Italia prima in Europa per numero di imprese nelle armi leggere
CERNOBBIO — Cinque secoli dopo le prime forniture di archibugi all’Arsenale di Venezia, Beretta si misura con un mercato della sicurezza che sta cambiando. Gli investimenti nella difesa sono tornati a crescere, ma accanto alle armi ci sono droni e sistemi antidrone, ottiche, comunicazioni digitali, tecnologie che permettono di raccogliere e condividere informazioni in tempo reale. E per l’Italia la partita è anche industriale.
La filiera estesa delle armi leggere genera quasi 8 miliardi di euro di valore economico e sostiene oltre 88 mila occupati. È uno dei dati del Paper «L’Italia come produttore di sicurezza», presentato al Forum TEHA di Cernobbio e realizzato da The European House – Ambrosetti con il contributo non condizionante di Fabbrica d’Armi Pietro Beretta.
Per Carlo Ferlito, ceo e general manager di Fabbrica d’Armi Pietro Beretta, questa nuova fase coincide con i 500 anni dall’azienda, celebrati nel 2026. «In questo momento la difesa sta crescendo molto, parliamo di doppia cifra». Ma il mercato può cambiare velocemente: «Questo è un momento di hype, ma se guardiamo quattro anni fa nella difesa non si investiva».
È anche per questo che il civile rimane lo zoccolo duro di Beretta. Caccia e tiro sportivo hanno andamenti più stabili e prevedibili e compensano le oscillazioni della domanda militare. «Se guardiamo Fabbrica d’Armi siamo 50% civile e 50% difesa», spiega Ferlito. «Se invece guardiamo il gruppo, parliamo di un 70% civile e 30% difesa», con quest’ultima componente in crescita.
A cambiare è anche ciò che eserciti e forze di sicurezza chiedono all’industria. «Quando si pensa a Beretta bisogna pensare al soldato», spiega Ferlito: dall’abbigliamento all’arma e alle munizioni, fino alle ottiche e ai sistemi di puntamento. I droni ne sono l’esempio più evidente. «Facciamo sistemi antidrone, quindi la possibilità di abbatterli nel momento in cui rappresentano una minaccia», dice Ferlito. Beretta lavora inoltre con l’italiana Auryn Aero a droni destinati alle forze armate e alle forze di polizia per attività di sorveglianza e deterrenza, fino a sistemi con capacità letali.
Secondo la ricerca presentata a Cernobbio, l’Italia concentra il 50,7% delle imprese europee del comparto delle armi leggere, il 25% di quelle della componentistica e il 65,4% delle aziende delle munizioni per uso civile, sportivo e venatorio.
Tra il 2015 e il 2024, però, la quota italiana sul valore dell’export mondiale di armi leggere è scesa dal 26,3% al 20,7%, mentre quella della Turchia è salita dal 10,9% al 16,9%. «La Turchia va molto veloce», osserva Ferlito.
La sfida ora passa dalle competenze. Nell’anno accademico 2025-2026 la ricerca TEHA ha censito in Italia 65 corsi universitari sui temi della sicurezza e della difesa, contro 289 in Francia. I percorsi magistrali riconducibili a difesa, sicurezza, intelligence, cyber sicurezza, gestione delle crisi, geopolitica e rischi sono 19 in Italia, 42 in Francia, 64 in Germania e 84 nel Regno Unito. «Bisogna investire di più nella conoscenza», dice Ferlito.
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6 settembre 2026
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