di
Rosella Redaelli

Il padre del giovane pilota italiano della Mercedes: «Sono orgoglioso della sua gara, ho trattenuto il respiro negli ultimi due giri»

MONZA – Marco Antonelli è senza voce. Dice che è colpa dell’aria condizionata, ma c’è da scommettere che non si sia risparmiato — come nessuno sotto il podio — a cantare l’Inno d’Italia e il nome di Kimi. Non succedeva da 60 anni che un pilota italiano vincesse il Gran Premio di casa. Invece suo figlio era lì, avvolto nel tricolore e in lacrime.

Quando ha capito che poteva farcela?
«Quando ho visto come ha gestito la gara in modo incredibile, sono orgoglioso della calma che riesce ad avere per capire quando è il momento di attaccare».



















































Sentiva la pressione nei giorni scorsi?
«Se non hai la pressione non puoi andare forte. E Kimi non è uno che scende in pista senza la grinta per affrontare la sfida. Io ci speravo in una rimonta, ma quello che ha fatto è unbelievable».

Quando ha avuto più paura?
«Quando è andato nella ghiaia e poi ho trattenuto il fiato per tutti gli ultimi due giri».

Cosa vi siete detti all’arrivo?
«L’ho abbracciato forte. Non ci sono parole. Ha fatto un’impresa».

L’onda rossa dei Ferraristi sotto il podio era tutta per Kimi. Gli Italiani ora tiferanno Mercedes?
«La Ferrari per l’Italia è sempre la Ferrari, ma se c’è un pilota italiano che sta facendo bene è normale sostenerlo. Il tifo deve venire dal cuore».

Giovedì Kimi ha incontrato i ragazzi autistici di PizzAut che gli hanno dedicato una pizza. Un portafortuna?
«Direi di sì. Lui ha al polso il braccialetto che gli ha consegnato Letizia, io stesso sono passato a salutare questi ragazzi straordinari e Letizia mi ha donato ben tre braccialetti che ho tenuto al polso. Al di là della scaramanzia, sono orgoglioso che Kimi sia un campione in pista e nella vita e come famiglia stiamo pensando di creare qualcosa di nostro, un passo alla volta, per aiutare giovani meno fortunati di Kimi».

Nel 2018 Kimi era Grid Boy qui a Monza. Una foto lo immortala mentre dà un cinque a Hamilton…
«Kimi è cresciuto in autodromo. A Monza la prima volta aveva meno di due anni, ma sentiva il rombo dei motori anche quando era nella pancia della sua mamma».

Racconti.
«La sera in cui è nato io e la mamma eravamo andati al cinema a vedere Cars e poi direttamente in sala parto. Già qualche tempo prima a Magny-Cours ha iniziato a scalciare sentendo la musica dei motori».

Come festeggerete?
«Andiamo da amici a cena, ma domani è già programmata una giornata di Kart».

Come avete passato la serata pre-gara?
«Eravamo in 13 a tavola, non siamo superstiziosi. Ho cucinato io: tagliatelle al ragù, una bella insalata. Poi partita di briscola».

Chi ha vinto?
«Sempre lui».

6 settembre 2026