La natura e la memoria, la terra come soggetto e strumento d’arte per tramandare ricordi e valori affinché non vadano persi. Creano un ponte emotivo tra il passato e il futuro i ‘Racconti’ di Giancarlo Frisoni, in mostra da sabato e fino al 27 settembre presso le sale della Giunta di Castello di Borgo Maggiore. “Da sempre ho raccontato il territorio e la sua gente, in particolare il territorio perché penso che la Terra è la nostra madre e se non ci fosse non ci sarebbe vita. Per questo l’ho resa partecipe dei miei quadri. I miei quadri sono fatti con la terra e penso che sia una cosa bellissima: ogni volta che mi passa di mano e che frantumo le zolle non posso pensare ai milioni o miliardi di anni che ha e a quale molecola di chissà quale uomo primitivo o dinosauro possa contenere”, spiega Frisoni, pittore e fotografo.
Quadri che raccontano anche San Marino, dove l’artista originario di Montescudo vive da anni, con i suoi paesaggi incontaminati e i suoi calanchi. E una pittura il cui motore è trasferire su tela la memoria millenaria della natura. “Uso la terra amalgamata con le colle viniliche, ed è una cosa che deriva da quando avevo sei anni. Dipingo da sessant’anni e uso colori naturali, i colori della stessa terra: uso mallo di noce, succo di sambuco, polline di quercia. Uso il ramato, uso le vinacce, tutti quelli che sono i colori naturali. E poi ho scoperto fin da piccolo la bellezza dei colori frantumati dei fiori“, afferma l’artista.
Ma in questa mostra non c’è solo natura: i ‘racconti’ sono anche umani e di vita. “Non potevo non cominciare questo racconto, questa mostra, col raccontare qualche ricordo che mi ha segnato veramente. Uno è quello: io sono quel bambino là dietro che guarda quegli anziani davanti al camino”, spiega Frisoni mentre ci indica le sue opere. “Altro quadro a cui sono legato è quello su in alto, chiaro, dove è raffigurata mia nonna, una donnina vestita sempre di nero, che solo quando non c’è stata più ho capito il candore e la luce che aveva: infatti l’ho dipinta in questo chiarore, per riscattarla da tutto il nero che si era portata addosso tutta la vita“.
Nel servizio l’intervista a Giancarlo Frisoni