di
Virginia Nesi
Bufera sulle foto e i video del trapper a San Siro. Lo psicoterapeuta Alberto Pellai: «Dal mainstream messaggi negativi per i nostri figli»
Sabato 5 settembre, stadio San Siro. In campo si sfidano Inter-Napoli. Sul maxischermo appare il rapper Sfera Ebbasta con quattro ragazze sedute accanto e altre sei nelle poltrone dietro. La scena diventa virale. Sui social, scoppia il caso. Migliaia i commenti sotto il video che riprende l’arrivo del cantante seguito dalle dieci donne: «King»; «Ma sono le bodyguard quelle dietro?»; «La vera aura era entrare con la madre dei suoi figli».
In un post su Instagram, lo psicoterapeuta Alberto Pellai invita tutti a riflettere: «Il paradosso oggi sta nel fatto che da ogni parte si invocano l’educazione di genere e la rimozione degli stereotipi di genere. A scuola si inventano progetti, si mobilitano specialisti. I ragazzi sembrano afferrare il messaggio. Nel frattempo, la loro cultura “mainstream” continua a bombardarli di immagini e messaggi che affermano l’esatto contrario». E ancora: «Un uomo con dieci ragazze, lui davanti, loro dietro. Tutte vestite uguali, praticamente in divisa. Di lui sappiamo tutto, di loro non sappiamo nemmeno il nome».
C’è chi ipotizza che quella del rapper sia un’operazione di marketing per lanciare il nuovo album. «Non riesco a capire la celebrazione e la magnificazione di un’immagine di questo tipo», ammette Pellai al Corriere. Lo psicoterapeuta, tra i cui libri c’è Ragazzo mio. Lettera agli uomini veri di domani (De Agostini, 2023), ricorda il documentario Il corpo delle donne di Lorella Zanardo e spiega: «Lì si raccontava il femminile come un elemento decorativo all’interno di tutte le trasmissioni della televisione generalista. L’uomo aveva il potere della parola mentre la donna era una parentesi posta al suo fianco».
Anche uno dei quattro figli di Pellai — il ventenne — sabato era allo stadio a vedere l’Inter e si è accorto di Sfera Ebbasta sullo schermo. Racconta lo psicoterapeuta: «Ne abbiamo parlato a pranzo il giorno dopo. Mio figlio poi mi ha girato la foto del matrimonio di “Me contro Te” e io li considero tremendi esattamente alla stessa maniera. Abbiamo perso i riferimenti, i valori».
Come si recuperano quei valori? «L’unico modo che abbiamo noi adulti è continuare a fare educazione e sviluppare il pensiero critico, imparare ad avere lo sguardo giusto. Dovremmo far leggere ai nostri figli libri che spiegano la costruzione e la significazione di un valore attraverso l’immagine narrata».
6 settembre 2026
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