L’immagine simbolo della rimonta nasconde la vicenda di un sostenitore speciale dei nerazzurri: da 5 anni su una sedia a rotelle, ma sempre in prima fila a San Siro

L’immagine di Lautaro che si inerpica sulla balaustra, la vena al collo e gli occhi fuori dalle orbite, continua a viaggiare di cellulare in cellulare, di post in post fino al cuore della memoria interista: il 3-2 al Napoli è già storia anche per quella arrampicata da sogno del capitano. Ma ogni fotografia può avere sempre un altro punto di osservazione e svelare protagonisti inattesi, spesso potenti: dietro a Lautaro, quasi coperti dal corpo del Toro dentro a quell’istante di follia collettiva, a sorpresa sono spuntati un padre e un figlio. Il papà si chiama Luca Leoni, 71enne malato di Sla, interista “da internare”: un meraviglioso esemplare di essere umano accudito dal figlio giusto sotto alla Curva Nord. Sono arrivati fin lì per vedere ancora una volta l’Inter e proprio davanti a loro la squadra di Chivu ha scelto di impazzire: un magnifico scherzo del destino per un tifoso speciale, a cui sono molto vicini sia il presidente Beppe Marotta che Alberto Bassani, responsabile degli Affari Sociali della società. 

nel nome di luca—  

Ironico, appassionato, vitale, anche se la malattia lo ha bloccato su una sedia a rotelle da quando ha 66 anni, Luca è lo stesso uomo energico che ha fondato a Milano un’agenzia di successo nel campo della comunicazione e della pubblicità. Più di ogni altra cosa, però, continua a definirsi attraverso quella passione che lo accompagna da sempre: nerazzurro, inesorabilmente. Non esiste ancora una cura per la Sclerosi Laterale Amiotrofica, ma non c’è antidoto neanche per guarire dall’amore: quello per l’Inter è parte fondamentale della sua resistenza quotidiana. Per questo Luca vuole andare a San Siro finché gli sarà possibile, nonostante ogni volta servano organizzazione, assistenza, energie che per gli altri tifosi sono semplicemente inconcepibili. Il Centro Clinico Nemo dell’Ospedale Niguarda, che lo ha in cura, lo aiuta a conservare pezzi dell’esistenza di prima. E il calcio, per lo stesso Leoni, è il modo più autentico per restare aggrappato alla vita: è aspettare una partita, ritrovare gli amici, arrabbiarsi e scherzare all’infinito come si fa in questi tempi, su una chat che ribolle. Il suo gruppo WhatsApp è, addirittura, diventato un vero Inter Club: si chiamano “InterNati”, ne fanno parte professionisti milanesi e qualche vip, dal presidente Stefano Boeri a Valentino Rossi, da Max Pezzali a Elio e Massimo Recalcati. Luca è il presidente onorario, il collante che regala entusiasmo: gli piace dire che quando va allo stadio lui, la vittoria è assicurata e, vista la rimonta al Napoli, ora anche Chivu sarà d’accordo. 

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il destino del toro—  

Più di un anno fa Luca aveva fatto qualcosa di molto più complicato per seguire la stessa maglia: nel giorno della finale di Champions 2025 aveva affrontato il viaggio da Milano a Monaco su un’ambulanza della Croce Viola allestita come una camera da letto. Era sdraiato su un materasso ad aria anti-decubito, con due autisti a bordo. Dietro viaggiava un furgone guidato proprio da Tommaso, soccorritore volontario della Croce Viola, carico di tutto ciò che serviva: sedia a rotelle, sollevatore, macchinari, medicine. Con loro Luisa, compagna di una vita e testimone di quell’atto estremo di “interismo”: pazienza se poi il Psg abbia infierito sui nerazzurri, mai come in quel caso contava il viaggio. Sabato, poi, il destino gli ha riservato un posto speciale, proprio dietro quella balaustra. Il capitano si è arrampicato davanti a Luca, con Tommaso accanto, e per un momento tutto è finito nello stesso istante magico: il capitano impazzito, San Siro che esplodeva, padre e figlio felici. Lautaro non poteva sapere chi aveva davanti ma, trascinato dall’istinto, è corso esattamente lì, davanti a un uomo che combatte ogni giorno per poter continuare a vedere la sua Inter. Ogni partita in più da vedere è una conquista e così, nella casualità romantica del destino, stavolta è stato Lautaro a inchinarsi a lui.