di
Giovanna Maria Fagnani
Si propende per un atto doloso. Lo sversamento di idrocarburi ha creato una scia lunga 28 chilometri.
Dopo l’onda nera, ovvero la fuoriuscita di idrocarburi, che ne ha trasformato le acque in un enorme stagno maleodorante, migliora la situazione del Naviglio Grande. A Milano le autobotti hanno lavorato incessantemente per aspirare quintali di acqua contaminata. E, domenica mattina, i tecnici di Città metropolitana hanno sostituito i sette pannelli assorbenti, collocati lungo l’asta, per arginare la scia di oli esausti, lunga 28 chilometri, che, da Pontevecchio di Magenta, è arrivata fino alla Darsena. Domenica si è tenuta anche la riunione della task force composta da Città metropolitana, Comune di Milano, Vigili del Fuoco e Consorzio di Bonifica Est Ticino Villoresi, che ha in gestione il sistema dei Navigli, nonché dai rappresentanti delle imprese che stanno provvedendo alla bonifica. La buona notizia è che «Non si registrano più fuoriuscite attive né apporto di nuovo inquinamento nelle acque».
Ma resta un punto critico a Robecco sul Naviglio e riguarda la Roggia Soncina dove si è accumulato il materiale della prima fase dell’intervento, che ora va smaltito. La Roggia è stata chiusa ma presenta trafilamenti e acqua stagnante che generano odori sgradevoli. Per questo Città metropolitana con il Consorzio Villoresi ha deciso di anticipare la bonifica della Soncina, che richiederà diversi giorni con l’uso di pannelli e cuscini assorbenti insieme alla pulizia delle rive, un sistema ritenuto più efficace ma anche più sostenibile rispetto a sole operazioni di aspirazione.
Insieme agli ultimi lavori di bonifica cominceranno anche le indagini con video ispezioni nelle fognature di Magenta, dove è stato individuato per la prima volta lo sversamento. L’ipotesi più accreditata è quella di un atto doloso, oppure della conseguenza di uno smaltimento illegale degli oli. Non è ancora chiaro di quali sostanze si tratti: idrocarburi, sicuramente, ma quali andrà individuato dall’Arpa.
«Venerdì pomeriggio gli operai di Cap stavano lavorando vicino al ponte sul Naviglio nella frazione di Ponte Vecchio, dove c’è un impianto con pompe di sollevamento della fogna che il Comune aveva deliberato di cambiare. Quando hanno staccato la prima pompa per sostituirla con quella nuova hanno sentito una puzza nauseabonda, scoperto lo sversamento e hanno dato l’allarme. Gli idrocarburi nel frattempo sono giunti alla feritoia del “troppo pieno” con cui di solito la fognatura scarica nel Naviglio le acque piovane dei nubifragi e da lì gli operai hanno notato la chiazza» racconta Simone Gelli, vicesindaco e assessore all’Ecologia di Magenta.
Le pompe delle fognature non sono in grado di aspirare sostanze vischiose. «Gli operai ci hanno provato subito ma le pompe si stavano rompendo». Immediato, però, l’allarme, che ha fatto scattare la task force e l’allerta a tutti i comuni rivieraschi. È stata vietata la navigazione, la pesca e tutti gli altri usi dell’acqua. «Nei prossimi giorni – prosegue Gelli – Gruppo Cap, arpa, faranno videoispezioni nei tombini per capire da dove sia cominciato lo sversamento per poi fare controlli con le telecamere su strada. C’è da capire anche di che tipo siano le sostanze: i tecnici Arpa per mettere campioni oleosi nelle loro provette hanno dovuto diluire con acqua, da tanto quella sostanza era vischiosa. Si esclude una perdita dall’oleodotto Sarpom perché, quando avviene, il gestore nota il calo di pressione e questo non si è verificato. Inoltre, se c’è una perdita, il fenomeno dovrebbe proseguire finché non viene riparata, in questo caso invece a un certo punto, il versamento si è esaurito». Il vicesindaco ha lanciato un appello ai responsabili, perché si costituiscano. «Gli indizi vanno nella direzione dell’atto doloso e ne siamo abbastanza sicuri. Poi, se le indagini accerteranno il contrario, vorrà dire che è così. La cosa principale era limitare i danni: un ecosistema può metterci anche decenni a liberarsi dall’inquinamento di idrocarburi».
La Lipu, a cui è stato affidato il cigno completamente imbrattato di catrame divenuto «simbolo» di quanto avvenuto, lancia un appello: «Gli animali imbrattati dagli idrocarburi hanno bisogno di cure specifiche e immediate. Se trovate un animale imbrattato non improvvisate e non lavatelo. Chiamateci al 3383148603 e portatelo da noi, dove possiamo intervenire seguendo protocolli specifici. Ogni gesto può fare la differenza. Noi ce la stiamo mettendo tutta per salvare questi animali. E anche lui, il nostro cigno, sta dimostrando una forza incredibile».
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6 settembre 2026 ( modifica il 6 settembre 2026 | 19:15)
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