Attore, regista, sceneggiatore e scrittore, Pietro Castellitto è all’83ª Mostra del Cinema di Venezia nel cast del film Serpenti, in uscita il 10 settembre con Be Water Film e Eagle Pictures. Diretto da Roberto De Paolis Maino, con sceneggiatura dei fratelli Fabio e Damiano D’Innocenzo, è una commedia dell’assurdo interamente affidata all’interpretazione dei protagonisti Leonardo Lidi, Alessandro Borghi, Valeria Golino e Castellitto, per l’appunto nei panni di un difensore d’ufficio.
“Diciamo, innanzitutto, un personaggio divertente, così come divertente era il copione quando l’ho letto -, racconta ai microfoni di ELLE a Giuseppe Fantasia. – È un film corale: io interpreto uno dei personaggi che il protagonista incontra. Raccontiamo la storia di quest’uomo che uccide sua moglie e va a costituirsi. Sembrerebbe tutto facile, se non fosse che incontra una serie di impedimenti che sembrano quasi non volerlo far redimere moralmente. Prima un poliziotto, interpretato da Alessandro Borghi, poi l’avvocato d’ufficio, che sono io, e infine una cartomante, interpretata da Valeria Golino. L’avvocato, nello specifico, fa di tutto per trovare una strategia difensiva vincente. È complicato, perché l’uomo si è appena costituito, ma questo avvocato vuole vincere a tutti i costi e quindi, lentamente, proverà a fargli credere cose assurde”.
È proprio questo a rendere divertente il personaggio: vuole vincere a tutti i costi e, come tutte le persone che vogliono vincere a tutti i costi, alla fine diventa patetico.
Lo incontriamo in una caldissima Venezia in occasione dei talk di ELLE alla lounge di Campari al Lido, sulla Terrazza Biennale di fronte al Palazzo Casinò. T-shirt nera, jeans e scarpe da ginnastica. Gli occhi brillano nonostante la stanchezza: “Quando ero piccolo e accompagnavo qui a Venezia, le giornate erano molto più umane: ricordo mio padre che aspettava e poteva stare anche con me. Oggi qualcosa è cambiato. In peggio”.
Il legame con Venezia è fortissimo. “Non so perché mi vengano sempre in mente delle immagini legate al Des Bains, un vecchio albergo che non c’è più. Speriamo venga restaurato: ce lo promettono, dicono che lo riporteranno a nuova vita, ma ce lo promettono troppo spesso, ogni anno. Ho molti ricordi legati a quell’albergo, che nella mia memoria appare bellissimo. Era bello, anche se fatiscente, e mi affascinava molto: tanto legno, tanti dettagli. Ho dei ricordi di me in giardino con mio padre, che accompagnavo quando andava al concorso”.
Il viso asciutto e tortuoso del padre, l’attore e regista Sergio Castellitto; nello sguardo il blu sottomarino della madre, la scrittrice e drammaturga Margaret Mazzantini. Pietro, che recita da quando era bambino, la prima volta che è stato inquadrato da una cinepresa era in Il grande cocomero, il film di Francesca Archibugi. Era il 1993. Oggi ha 34 anni, è nato il 16 dicembre 1991.
Anche a livello di carriera, la Mostra del Cinema gli ha portato molta fortuna. “È proprio un festival che mi ha battezzato. Sia con La profezia dell’armadillo, sia con I predatori e poi con Enea. Diciamo che, dopo I predatori, c’è stato uno spartiacque. Dopo aver vinto il premio Orizzonti per la sceneggiatura, anche come attore ho cominciato ad avere il privilegio di poter scegliere i progetti”.
Ritirando il Leone Nero, quella volta, Pietro Castellitto aveva detto: “Dobbiamo stare in competizione con la storia e non con il nostro tempo”. Una frase che, ci dice, è ancora valida. “Oggi il nostro tempo assomiglia sempre di più a un tempo storico. Stanno succedendo eventi che fanno percepire la storia in maniera più diretta. Però credo che il presupposto dell’arte sia trovare delle metafore che sappiano raccontare il proprio tempo, ma che possano anche anticiparlo. Anche se racconti una storia profondamente attuale e intima, ogni volta che la metti in relazione con i grandi temi, i valori e i controvalori della storia, succede sempre qualcosa di bello”.
Francesco Bengasi
Laureato in filosofia, e nello specifico in antropologia filosofica, è un grande appassionato di Nietzsche, che gli ha letteralmente cambiato la vita. “Studiare è fondamentale. Senza concentrarsi in maniera pura su qualcosa è molto difficile. Studiare vuol dire concentrarsi su una passione e approfondirla. Se lo fai, sicuramente ne esci cresciuto. Questo vale per ogni mestiere, ma anche per la vita”.
E proprio la filosofia sembra entrare anche nel modo in cui Castellitto racconta il suo personaggio in Serpenti. “La cosa conturbante del personaggio è che dice cose estreme, ma dotate di una loro violentissima razionalità. Ti mette davanti a un problema. In un universo ipotetico in cui si accetta il fatto che i valori che consideriamo dominanti – il bene e il male – siano, in larga parte, figli del cristianesimo, se si accetta che non esista più il vecchio Dio che li governa, allora ogni morale diventa lecita. Lui propone semplicemente una morale antitetica rispetto a quella dominante, pur di scagionare il suo assistito. È questo l’aspetto interessante del film: le follie che vengono dette lentamente ti scavano dentro e ti pongono davanti a dei ragionamenti. Ti costringono a riflettere”.
E poi c’è il discorso sulla mediocrità. “Siamo circondati da mediocri, persone che sono al potere solo perché sono state più veloci degli altri. Per me la mediocrità sta nell’ipocrisia. Nella capacità di certe persone di cavalcare determinati fenomeni e di adattare il proprio carattere, il proprio modo di parlare e il proprio modo di stabilire il bene e il male semplicemente in base a ciò che l’ambiente in cui lavorano e operano ritiene essere l’atteggiamento dominante”.
