Il tecnico rossonero: “Abbiamo lottato e abbiamo qualità individuali, ma sono mancate le cose semplici. E se vogliamo il controllo della palla, bisogna poi essere coraggiosi. Cisse? Contento per lui, però serve cautela coi giovani”

Ruben Amorim si lascia alle spalle il suo primo crash test italiano trovando la conferma di alcune piacevoli certezze – terza partita su tre indirizzata al meglio nella ripresa grazie alla bontà dei cambi -, ma non può non osservare la parabola discendente del suo Milan: vigoroso al debutto col Torino, discontinuo nel secondo round col Venezia e, gol a parte, non pervenuto con la Juve. Del vangelo secondo Ruben, non si è visto praticamente nulla: fase offensiva inesistente, una quantità di errori eccessiva in impostazione e una totale rinuncia a giocare dopo aver trovato il vantaggio. Il pareggio di Gatti ha una logica ineccepibile.

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“La Juve non meritava di perdere, non abbiamo giocato bene stasera, abbiamo perso troppi palloni – racconta il tecnico portoghese nel dopogara -. Quando abbiamo iniziato a perdere troppi palloni, abbiamo sofferto. Occorre anche ricordare che giochiamo insieme da soli due mesi. Abbiamo qualità individuale, ma sono mancate le cose semplici. Anche soltanto nel modo in cui riceviamo e passiamo la palla: dobbiamo fare le cose semplici in modo eccellente, invece non abbiamo giocato bene nei fondamentali: il controllo della palla, il passaggio. Comunque non cambieremo il nostro modo di giocare, perché sappiamo già che in alcune partite giocheremo bene, mentre in altre non sarà così. Abbiamo rischiato continuamente ed è qualcosa che dobbiamo migliorare: come giocare con la palla, come difendere con la palla, come essere più aggressivi. La cosa positiva è che abbiamo lottato fino alla fine. Se vogliamo il controllo della palla, bisogna poi essere coraggiosi. Andare a recuperarli, quei palloni. Non voglio essere troppo negativo nei confronti dei giocatori, ma ovviamente io pretendo di più e anche loro vogliono di più. Cisse? Sono felice di tutti i miei giocatori. Bisogna stare attenti ai giovani in rampa di lancio, voglio essere cauto perché al giorno d’oggi nel calcio si tende a ingigantire i giocatori troppo presto. Ovviamente sono davvero contento per lui”.