di
Giuliana Ferraino e Federico Fubini , inviati a Cernobbio

Il ministro dell’Economia al Forum: «L’Italia è più rispettata all’estero che in Italia»

CERNOBBIO — «La barca è rimasta in galleggiamento. E vi assicuro che l’Italia è molto più rispettata all’estero che in Italia». Giancarlo Giorgetti sceglie una metafora semplice per descrivere la tenuta dell’economia e dei conti pubblici italiani in una fase che considera tutt’altro che tranquilla. E dal Forum Teha di Cernobbio il ministro dell’Economia porta anche una previsione un po’ meno prudente sulla crescita: il governo era partito da una stima dello 0,6%, ma «per ora abbiamo acquisito lo 0,8% e, se le cose vanno bene, potremmo avvicinarci all’1%». Aggiunge subito: «Lo dico con tutte le cautele del caso».

Giorgetti risponde agli stimoli di Cernobbio sulle richieste che arriveranno sul bilancio in vista della campagna elettorale. Anche quelli del segretario della Lega Matteo Salvini, che chiede uno scostamento di bilancio e una tassa sulle banche. 



















































Richieste a cui reagisce con una presa di distanza netta. «Non c’è solo il fatto che si avvicina campagna elettorale, c’è il fatto che il mondo è complicato, le crisi che si moltiplicano e non trovano risposte non all’altezza, non adeguate», dice Giorgetti. 

Il quadro internazionale

Il punto, per Giorgetti, è che la resilienza italiana va letta dentro un quadro internazionale sempre più difficile. Reduce dal G20 in North Carolina, descrive un mondo nel quale «le crisi trovano risposte non adeguate» e diventa sempre più complicato costruire sintesi e alleanze, non solo politiche ma economiche. L’alleanza con gli Stati Uniti, sostiene, resta imprescindibile, anche davanti alla competizione sulle materie prime critiche e sull’intelligenza artificiale: gli Stati Uniti riescono a reggere il confronto con la Cina, mentre «gli europei sono completamente assenti».

Il paradosso europeo

Quanto alla dimensione europea, Giorgetti dice che «i progressi sono relativi, per usare un eufemismo: è molto faticoso registrare avanzamenti in qualsiasi dossier. Qualcosa si è fatto su euro digitale e sistemi di pagamenti. Più difficoltoso andare avanti sul mercato dei capitali europeo». Le conseguenze si vedono sulla produttività, sulla sicurezza e sulla capacità del continente di finanziare la propria crescita. Giorgetti torna sul paradosso europeo: un’enorme massa di risparmio che non riesce a trasformarsi in investimenti in Europa e finisce spesso per finanziare gli Stati Uniti. Qualche progresso, osserva, è arrivato sull’euro digitale e sulle infrastrutture di pagamento, anche come risposta alla crescita delle stablecoin ancorate al dollaro. Molto più lento, invece, il cammino verso un vero mercato europeo dei capitali. Un gruppo ristretto di Paesi sta lavorando a una proposta, ma «mancano solo tre mesi alla fine dell’anno» e il divario tra risparmio e investimenti rimane «clamoroso».

La polemica con i fondi di previdenza

Poi il ministro apre una polemica con i fondi di previdenza complementare. «In Italia abbiamo gap tra investimenti e risparmi. Perché i fondi di previdenza complementare investono ovunque tranne che in Italia? Non ci sono possibilità di investimento? Perché allora i fondi di previdenza canadesi investono in Italia e non lo fanno gli italiani?».

Il costo dell’energia

A rendere il quadro più fragile c’è poi l’energia. «L’Italia paga due guerre elevate alla potenza», dice Giorgetti riferendosi all’Ucraina e al Medio Oriente. Il Paese, ricorda, comprava gas e petrolio dalla Russia e oggi subisce le conseguenze di un sistema energetico europeo ancora fortemente esposto agli shock esterni. Poi una frecciata sulla guerra fra Mosca e Kiev: «Il prezzo del gasolio non dipende tanto dal Brent, ma dalla capacità di raffinazione che è stata distrutta da Ucraina in Russia per circa il 40% della capacità di raffinazione russa. Se non si dicono queste cose, non si capisce perché l’Italia e l’Europa crescono poco».

I conti pubblici e la frecciata a Salvini

È in questo contesto che Giorgetti difende la scelta di tenere sotto controllo i conti pubblici. Poi la frecciata a Salvini. «Abbiamo già acquisito lo 0,8% (nella prima metà dell’anno, ndr). Se le cose vanno come da indicatori potremmo avvicinarci all’1%, al di sopra di quanto indicato nel documento di finanza pubblica di aprile scorso», spiega.  Secondo Giorgetti non è vero che più deficit dia necessariamente più crescita, e questo è un chiaro messaggio a Salvini. «Gli amici francesi, che hanno più deficit, hanno una crescita che è metà della nostra, dunque deficit uguale crescita non è automatico». 

Quello che invece per Giorgetti è «automatico» è la stabilità di una buona gestione del deficit e del debito. «La tempesta che si sta profilando su mercato dei bond e dei tassi a lungo termine pone una domanda – dice Giorgetti -: cosa sarebbe accaduto all’Italia se si fosse presentata con debito?». Il messaggio è a Salvini che chiede uno scostamento: «Ogni 14 giorni ci presentiamo sui mercati per un asta di titoli pubblici. Se uno non si fida di te non ti dà i soldi e questo è qualcosa che anche nel dibattito politico si tende a dimenticare», dice Giorgetti.

Il dato di settembre sul rapporto deficit/Pil

La prossima verifica arriverà il 22 settembre. «Vedremo se avremo o no un millesimale in più del benedetto 3%», dice riferendosi al rapporto deficit/Pil: sopra quella soglia l’Italia resterebbe nella procedura europea, sotto potrebbe uscirne. È anche per questo che la prossima legge di Bilancio, avverte, dovrà tenere insieme «le ragioni della politica» con la necessità di non disperdere la credibilità conquistata. «Questo è un Paese a rischio e il patrimonio di credibilità conta tantissimo, specialmente nelle situazioni di fragilità e di crisi».

Il «sovranismo pragmatico»

«Io mi ritengo un sovranista ma di un sovranismo pragmatico», dice Giorgetti con un chiaro riferimento a Salvini. «E ne vado molto fiero. Perché si può essere sovranisti sparandole grosse e si può essere sovranisti facendo i fatti e questo è importante». Per il ministro, ridurre la vulnerabilità finanziaria significa aumentare i margini di autonomia del Paese.

La crescita

La crescita, però, non si difende soltanto con i conti. Giorgetti indica nella demografia uno dei problemi strutturali più seri: l’Italia perde circa 300 mila abitanti l’anno, con conseguenze sul Pil e sulla produttività. «Il deserto demografico sta bussando alla porta adesso». La legge di Bilancio, anticipa, dovrà occuparsi dei giovani e della capacità di trattenerli. Sul tema delle retribuzioni il governo è disposto a intervenire con strumenti fiscali e contributivi, ma chiede anche alle imprese di fare la loro parte: pagare di più i talenti, sostiene Giorgetti, va considerato un investimento.
L’altra leva è l’intelligenza artificiale. L’iperammortamento introdotto dal governo, spiega, punta a dare maggiore stabilità agli investimenti tecnologici. L’AI è decisiva non soltanto per la produttività, ma anche «in termini di sicurezza e di sovranità tecnologica del Paese», e richiede una strategia nazionale coordinata con quella europea.

Nuova app L’Economia. News, approfondimenti e l’assistente virtuale al tuo servizio.

SCARICA L’ APP

Iscriviti alle newsletter de L’Economia. Analisi e commenti sui principali avvenimenti economici a cura delle firme del Corriere.

6 settembre 2026 ( modifica il 6 settembre 2026 | 15:45)