I giallorossi giocano a memoria e sono solidi mentalmente. La difesa è di ferro e la piazza si esalta: così la missione è possibile


Andrea Pugliese

Giornalista

7 settembre – 08:05 – ROMA

Lo scorso anno, intorno alla fine di novembre, a Roma spuntò un murale che rappresentava Gian Piero Gasperini in versione Harry Potter, alle prese con una pozione magica fatta di cuore, grinta e sudore. Tutti ingredienti che il tecnico della Roma ha conservato e che continua a mescolare nel suo pentolone magico, quello con cui ha messo in piedi la partenza speciale di questa stagione, la migliore della sua carriera insieme a quella del 2020/21 con l’Atalanta. Quel murale spuntò a Garbatella, da sempre una delle roccaforti del tifo e della passione giallorossa. Ma oggi è un po’ tutta Roma a sognare, non solo quei quartieri intrisi di sangue romanista. E forse sogna anche lui, proprio Gasperini, l’artefice di questo momento magico. Già, magie, proprio come Harry Potter.

Gasp in difesa—  

Il primo motivo per cui la Roma crede nella possibilità di poter puntare anche allo scudetto è proprio lui, Gasperini, l’uomo che ha riportato la Roma in Champions a sette anni di distanza dall’ultima volta. Gasperini oggi se non è il miglior allenatore d’Italia poco ci manca. E la sua mano nell’allestimento della rosa si vede. Ad iniziare, paradossalmente, da quei meccanismi di coperture e aiuti che hanno riportato la Roma ad avere una difesa di ferro, lui che punta sempre sul gioco d’attacco. Un solo gol subito in tre partite e una solidità simile a quella della scorsa stagione, quando la Roma arrivò ad essere a lungo la miglior difesa d’Europa. E questo dopo un pre-campionato in cui i giallorossi avevano invece ballato, prendendo 13 reti in 5 amichevoli.

Gruppo rodato—  

L’altro aspetto che fa ben sperare è il fatto che la Roma oggi ha un gruppo già rodato, che conosce alla perfezione i meccanismi di gioco di Gasperini. L’allenatore giallorosso, in buona sostanza, non deve spendere quei 3-4 mesi che ha dovuto invece impegnare la scorsa stagione per farsi capire a livello tattico dal gruppo. Questo passaggio è già in archivio, considerando anche pche er 10/11 la formazione titolare è sostanzialmente la stessa della scorsa stagione.

Più corti e più lunghi—  

La rosa, che è più corta della scorsa stagione ma paradossalmente più lunga, sta già dando risposte. Già, perché se numericamente i giocatori a disposizione di Gasperini sono meno dell’anno passato (e il tecnico lo ha rimarcato più volte), le opzioni di scelta sono invece aumentate. Di fatto, rispetto alla rosa che ha chiuso la stagione passata sono andati via dieci giocatori (Tsimikas, Angelino, Ziolkowski, El Ayanoui, Zaragoza, El Shaarawy, Venturino, Ferguson, Vaz e Dovbyk) e ne sono arrivati sei (Koulierakis, Belardi, Mora, Castro, Molina e de Roon). Ma la bilancia per Gasp pesa molto di più dalla sua parte, visto che chi è arrivato vale i titolari o quasi. Di fatto la rosa si è ristretta allungandosi. E questo aiuterà il tecnico anche nelle rotazioni che da qui a breve sarà costretto a fare, tra campionato e Champions.

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La piazza—  

E poi c’è l’entusiasmo della gente, dei tifosi, di una piazza che è tornata a sognare davvero ad occhi aperti. L’Olimpico può diventare un fattore importante, se non decisivo. Anche contro l’Atalanta c’erano 67.279 spettatori, una marea d’amore che ha spinto la Roma dall’inizio alla fine. Soprattutto nell’assalto finale, quando i giallorossi hanno trovato prima il pareggio e poi il gol della vittoria. C’è un momento che è rimasto nella mente e negli occhi di tanti, quando Hermoso – dopo il gol del pareggio – invece di esultare per lo scampato pericolo ha “aizzato” ancora di più la gente, voglioso di andare a vincere. Lì la squadra e lo stadio si sono praticamente fusi come in una miscela esplosiva, trasformando gli ultimi minuti in una bolgia. E trascinando Soulé verso il gol del 2-1 definitivo. Ecco, in un ambiente così è molto più semplice sognare. Anche lo scudetto, perché no.