Il re del 2010: “Lo spagnolo starebbe bene nell’albo d’oro, non è un carneade. Ma Primoz…”


Ciro Scognamiglio

Giornalista

7 settembre – 08:54 – MILANO

La Vuelta è stata il primo dei suoi quattro grandi giri vinti, ma non l’unica occasione in cui Vincenzo Nibali si era dimostrato grande protagonista sulle strade di Spagna. A bilancio ci sono infatti pure i secondi posti nel 2013 e nel 2017: nel primo caso perse da Chris Horner, con l’handicap di una crono corsa con un occhio chiuso a causa della puntura di una vespa, e nel secondo da Chris Froome, che rischiò la squalifica (poi fu assolto) per il controverso caso salbutamolo. Quella è storia: la cronaca racconta invece di una Vuelta ancora aperta, dopo il clamoroso ritiro di Tadej Pogacar, anche se la bilancia al momento pende dalla parte dello spagnolo Enric Mas.

Nibali, lei che cosa ne pensa?

“Mas è il favorito. Ha un buon vantaggio, è in condizione, sta correndo nel modo giusto. È solido. E poi…”.

“È in casa, ha il sostegno del pubblico e sta sperimentando il fatto che la maglia da leader ti dà una spinta maggiore, e molta più sicurezza. Come se ti scattasse un clic nella mente, lo ha detto pure lui. Si è visto che da quando è andato in testa pedala con più sicurezza”.

Mas ha 31 anni, avete fatto in tempo ad incrociarvi in gruppo. Che impressione ne aveva?

“Di tutto rispetto. Non è un carneade, e non sfigurerebbe di certo nell’albo d’oro di una Vuelta. Con qualche limite, come per esempio la scarsa abilità in discesa. Però, se ci pensate, quanti piazzamenti ha nella top-10 finale di un grande giro? Non credo siano pochi”.

Otto, con tre secondi posti e un terzo alla Vuelta.

“Appunto. Insomma, c’era andato già vicino. E quest’anno, prima del ritiro di Pogacar, si era dimostrato il più vicino a un fuoriclasse come lo sloveno. In una tappa lo aveva rimontato in salita. Io tifo per lui”.

A proposito di Pogacar: ha fatto bene a non tentare il recupero lampo per il Lombardia, e dunque a tornare direttamente nel 2027?

“Sì, non ho dubbi. Ne parlo per esperienza diretta, peraltro”.

“Quando caddi al Tour 2018, e mi fratturai la decima vertebra toracica, volli accorciare i tempi di recupero e corsi la Vuelta, in funzione del Mondiale di Innsbruck. Ma con il senno di poi, mi sarei preso più tempo. Quando il trauma è importante, bisogna essere cauti e dunque Tadej ha fatto bene. Davanti ha ancora tanti anni di carriera”.

Ci dica di Roglic, che è a 2’10” dalla maglia rossa e non ha ancora perso la possibilità di stabilire il record dei cinque successi alla Vuelta.

“Primoz è un cagnaccio, nel senso buono del termine. Non si arrende mai e se non avesse avuto quell’incidente in preparazione in allenamento, chissà… Comunque, a cronometro guadagnerà. Però nella terza settimana il livello potrebbe essere più simile tra lui e Mas”.

Adesso, però, secondo in classifica è Felix Gall a 2’06” da Mas…

“Forte in salita, lo aveva dimostrato al Giro dove solo Jonas Vingegaard era andato meglio di lui. Se riuscirà a limitare i danni a cronometro, potrà giocarsi il tutto per tutto nelle ultime tappe. Finora non è mai riuscito a staccare Mas. In tre settimane, però, possono cambiare tante cose. Di ribaltoni, la storia del ciclismo è piena”.

Qualcuno si può inserire da lontano?

“Non credo. È dura per Carapaz, che è quarto a oltre quattro minuti e ha il Tour de France nelle gambe. Può vincere in montagna, più difficile che riesca a fare grandi distacchi. Mi ha impressionato il successo in salita del giovane Omrzel, che è sesto in classifica a 20 anni. Aveva vinto il Giro dei giovani lo scorso anno, sono sicuro che ne sentiremo ancora parlare”.