I bianconeri hanno macinato gioco, ma restano senza punta e manca chi crea. Amorim, a cui in rosa la qualità non abbonda, deve ancora scegliere realmente i suoi uomini. E Ramos non ha avuto una palla giocabile
7 settembre – 09:06 – TORINO
Proprio tutti i torti, Cristian Chivu non li aveva. Juve-Milan non è sembrata uno scontro diretto per lo scudetto: partita bruttina, con ritmi bassi e poca proposta offensiva. Ci può stare, a settembre, ma alle undici della sera una domanda si fa largo: Juve e Milan potranno correre davvero per lo scudetto? Prima risposta: bisogna andarci piano, ma Inter, Roma e Como sembrano un’altra cosa. Più forti, più strutturate, più squadre. Vediamo dove devono crescere Spalletti e Amorim.
la juve e kolo muani—
La Juve ha macinato gioco e in questo è piaciuta. Certo, è una squadra in cerca di un temperino: è senza punta. Kolo Muani ancora una volta è sembrato innocuo e le occasioni sono arrivate da chi gli stava intorno, spesso da fuori area. Il tiro e l’uno contro uno di Conceiçao, le giocate di Nico Gonzalez, qualche momento di nobiltà di Alajbegovic. Come un donut: il dolce intorno, in mezzo un buco. Woltemade, quantomeno, è stato pericoloso in 14 minuti più recupero con una girata mancina da numero 9. Forse è un segnale, forse no: l’autunno dirà. Gli avvocati di Kolo, in tutto questo, hanno buone obiezioni da portare alla giuria: la palla girava lenta e il Milan ha saputo difendersi. Vero.
chi crea per spalletti—
La chiave probabilmente è capire chi possa essere pericoloso in contumacia Yildiz. In mezzo al campo, Locatelli non finisce mai di convincere e resta da capire se Pape Matar Sarr possa cambiare marcia. Al netto della qualità dei trequartisti, che non si discute, qualcosa andrà chiesto anche ai terzini, che non sono Cafu e Roberto Carlos. Kalulu e Celik non sono tipi da produrre cross in serie. Qualcosa potrà arrivare da Cambiaso? Chissà.
il milan e gli esperimenti—
Il Milan invece ha giocato una partita molto difensiva – va bene, allegriana – e questo si può anche leggere positivamente: umiltà e concretezza non sono brutte compagne di viaggio. Certo, molto andrà costruito, molto dovrà cambiare. “Non abbiamo giocato bene”, ha detto Amorim alla fine. Onesto. La palla è circolata lenta e il Milan per lunghi minuti non è uscito dalla pressione della Juve, che pure non era furiosa. La qualità tecnica della formazione, del resto, non era altissima: Musah, Pavlovic, Estupinan non sono dei principi con la palla. In più, Rabiot e Moreira, per la prima volta titolari, sono stati tra i peggiori in campo. Chiaramente non a proprio agio. Un discorso che si può fare anche per Saelemaekers, schierato da trequartista di sinistra. Amorim, banalmente, deve ancora scegliere i suoi uomini: ha detto che nelle prossime settimane ruoterà molto e sì, ha un senso. In fretta però dovrà trovare dei punti di riferimento per abbassare il coefficiente di rischio.
pulisic aiuti ramos—
Uno zoom su Gonçalo Ramos ha senso. GR ha corso ancora tantissimo ma non ha avuto un pallone giocabile in area. Da avere una nostalgia canaglia per le occasioni avute (e sprecate) con il Venezia. Chiaro che Pulisic può dare una mano, perché Cisse è molto bravo ma non può fare da solo. Lazio-Milan per questo diventa molto interessante. In uno stadio in cui il Milan recentemente ha sofferto molto, Amorim dovrà convincere la squadra a giocare con personalità, a ritrovare un’identità con la palla, oltre che senza. In tutto questo, qualche motivo per sorridere ovviamente c’è. Il recupero palla ha funzionato, De Winter e Gila hanno retto quasi sempre, la squadra è stata umile e compatta. Per non passare una notte in bianco in questa domenica sera di afa torinese, può bastare.
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