Sabato si è tenuta una cerimonia commemorativa militare presso una struttura ufficiale dell’esercito serbo. La Serbia è un Paese candidato all’adesione all’Unione europea ed è stata duramente criticata per gli onori tributati a Mladic dopo la sua morte. Marta Kos, commissaria europea per l’Allargamento, ha annullato una visita in programma in Serbia per protesta, sostenendo che «la glorificazione che circonda la sua morte è incompatibile con i valori sui quali si fonda il percorso verso l’Ue». Numerosi altri esponenti politici europei hanno espresso critiche, così come leader regionali e familiari delle vittime di Mladic nella guerra in Bosnia.
La presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen si recherà in visita anche quest’anno nei Balcani occidentali, ma al momento non è possibile confermare quali Paesi saranno inclusi nel tour, fanno sapere dalla Commissione europea rispondendo a una domanda su un’eventuale tappa in Serbia.
Il conflitto provocò oltre 100mila morti e lasciò più di un milione di persone senza casa prima di concludersi nel 1995 con un accordo di pace mediato dagli Stati Uniti. Il presidente populista serbo Aleksandar Vucic, ex ultranazionalista che durante la guerra sostenne le politiche espansionistiche della Serbia, ha respinto le critiche dell’Ue, accusando Kos di «mentire». Vucic, che non partecipa al funerale, ha intensificato la sua retorica antioccidentale in vista delle elezioni parlamentari anticipate, previste per il mese prossimo e considerate di grande importanza.
Fra le persone presenti in chiesa alla cerimonia figurano almeno tre ministri del governo serbo: Nenad Vujić, ministro della Giustizia che nei giorni scorsi ha scortato personalmente la salma sul volo di Stato del governo serbo proveniente dall’Aja e che il 28 agosto, il giorno dopo la morte di Mladić, per primo annunciò gli onori militari e di Stato; il ministro della Cultura, Nikola Selaković, fotografato mentre stringe mani alla gente radunata fuori dalla chiesa e mentre accende candele votive, e il titolare di Trasporti e Infrastrutture, Darko Glišić.
A Belgrado i funerali del criminale di guerra Mladic
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Mladic è stato condannato nel 2017 per aver orchestrato il massacro di oltre 8mila musulmani a Srebrenica nel 1995, il lungo assedio della capitale bosniaca Sarajevo e altri crimini di guerra, tra cui la creazione di campi di concentramento per civili non serbi e soldati nemici detenuti. La Serbia, che durante la guerra sostenne le forze serbo-bosniache, continua a mantenere una posizione di sfida sul proprio ruolo nel conflitto e accusa l’Occidente di avere un atteggiamento ostile nei confronti dei serbi. Dalla morte di Mladic, i suoi sostenitori nazionalisti hanno organizzato veglie, dipinto una serie di murales con la sua immagine a Belgrado e acceso fumogeni in suo onore.