di
Simone Innocenti

Lei lo avrebbe convinto a partecipare a una seduta di coppia con un analista ma lo specialista lo avrebbe messo alla porta dopo comportamenti anomali

Forse ha fatto più di un sopralluogo Federico Vella, l’impiegato fiorentino di 36 anni che giovedì scorso ha ucciso gettandola da un cavalcavia sull’A1 la sua ex Lorena Isceri, 45 anni, manager originaria di Squinzano (Lecce), e poi si è tolto la vita. I vicini della vittima, infatti, raccontano di aver visto Vella il 24 o il 25 agosto nei pressi dell’abitazione di Lorena: era vicino al garage, dove poi lo scorso 3 settembre l’ha aggredita.

È una circostanza, questa, che la squadra mobile diretta da Domenico Balsamo e coordinata dal pm Antonio Natale, sta cercando di stabilire: la Procura ipotizza la premeditazione. E dalle prime battute dell’inchiesta è emerso che la mattina dell’aggressione, Vella, alle 11.36, è entrato in un negozio, in zona di Novoli, dove ha comprato tutto quello che poi è stato ritrovato nella sua auto: fascette monouso (poi usate per immobilizzare Lorena), un lenzuolo, forbici, un martello e infine lo scotch adoperato sulla fotocellula del cancello del garage, che è rimasto aperto e gli ha consentito di scappare con la macchina di Lorena, dopo averla tramortita, legata e nascosta dentro il bagaglio.



















































IL FORM | COSA FARE CONTRO I FEMMINICIDI?
 SCRIVETECI LE VOSTRE PROPOSTE

Gli investigatori hanno acquisito le telecamere di sicurezza del bar che si trova nei pressi dell’abitazione della donna per capire a che ora Vella sia arrivato nella zona di Rifredi. Ricostruire i suoi movimenti diventa fondamentale in questa inchiesta dove l’intenzione è quella di effettuare un «pedinamento elettronico» di Vella: in questo senso — agli atti — è finito anche un video di Autostrade per l’Italia che documenta come Vella abbia gettato la donna dal cavalcavia.

È sempre il solito uomo che quel giorno chiama 5 volte la madre di Lorena, che non gli risponde, e alla quale scriverà «sei perfida». È il solito uomo che, dopo aver ucciso Lorena, le scriverà ancora: «Tua figlia è morta».

Lei aveva paura. I parenti, le amiche le avevano consigliato di denunciarlo ma «non voleva danneggiarlo». Tutto si era incrinato verso maggio quando Lorena aveva scoperto un presunto tradimento e lo aveva lasciato. Lui l’aveva presa male, e voleva in ogni modo riallacciare il filo. Lei lo avrebbe convinto a partecipare a una seduta di coppia con un analista ma a quanto pare lo specialista lo avrebbe messo alla porta dopo alcuni comportamenti ritenuti anomali.

APPROFONDISCI CON IL PODCAST

 
Di fatto ad agosto i due fanno l’ultima vacanza assieme, ma per Lorena è finita.
E lui inizia a mandarle una serie di messaggi. «Lorena era stata da noi in Puglia anche perché aveva troppo paura», ha raccontato la madre di lei. I poliziotti della squadra mobile hanno preso il cellulare della mamma e ne hanno copiato la memoria: in quei messaggi potrebbero spuntare altri dati utili alle indagini. Di fatto Lorena torna a Firenze il 28 agosto e in quei giorni Federico prova ancora a riallacciare un rapporto che per lei è ormai tramontato una volta per tutte. E lui, stando a quanto sta emergendo, elabora un piano per sequestrarla e ucciderla.

Oggi è previsto l’esame autoptico su entrambe le salme: la Procura, che ha disposto anche l’esame tossicologico, vorrà capire se Vella avesse assunto psicofarmaci o anabolizzanti. Chiarire ogni aspetto di questa vicenda è il faro che guida gli inquirenti. Nel nome di Lorena Isceri.


Vai a tutte le notizie di Firenze

7 settembre 2026 ( modifica il 7 settembre 2026 | 09:22)