di
Enea Conti
Savignano immagini festival è una delle vetrine più importanti della fotografia artistica in Europa e si tiene a Savignano sul Rubicone. In programma 15 mostre
Ci sono due parole liberatorie in un decennio sempre più spartiacque nella storia contemporanea: dalla pandemia, alla guerra in Ucraina, all’umanità fatta a pezzi in Medio Oriente. Immagini quotidiane di vita collettiva che stimolano l’assuefazione, diventano lo sfondo in Occidente e in Europa a un benessere precario, quando va bene e ai drammi personali, al «dannato vivere» che prima o poi tocca ogni individuo. E allora «Still standing», ancora in piedi. Due parole che confortano quelle che compongono il titolo dell’edizione 2026 del Si Fest, il Savignano immagini festival, una delle vetrine più importanti della fotografia artistica in Europa a Savignano sul Rubicone: l’invito e alla resistenza collettiva e interiore e alla ricerca di uno spazio di «resistenza» nel contesto della fotografia, una delle strade utili a ritrovare l’esclusiva di una forma artistica che usa un linguaggio, quello delle immagini, che tiranneggia nella vita quotidiana, dai media fino ai social network.
Il festival inaugurerà il prossimo 11 settembre e le mostre resteranno aperte nei due weekend successivi: dall’11 al 13 settembre, dal 19 al 20 e dal 26 al 27 settembre. La direzione artistica è curata da Manila Camarini, la storica manifestazione è organizzata dall’associazione Savignano Immagini, con il sostegno del Comune di Savignano sul Rubicone.
Robin De Puy
Sono quindici le mostre che compongono l’itinerario espositivo nel centro di Savignano sul Rubicone: l’edizione è la numero 35. In mostra autori contemporanei internazionali: nelle sale allestite lo sguardo spazia in tutti gli angoli del pianeta. C’è l’America «nuda» e fragile di Robin De Puy fotografa quarantenne di origine tedesca: ha immortalato i volti degli statunitensi meno abituati ai riflettori, dal 2022 al 2024. Gli Usa già segnati dall’avvento di Trump ancor prima della sua rielezione appaiono fragili nei volti dei cittadini più comuni lontano dalle luci di Manhattan e Las Vegas e dall’idea – talvolta mitizzata talvolta stigmatizzata -maturata nei pregiudizi dell’Europa. C’è la storia di Emily, una bimba ritratta vicino ai giardini pubblici di un isolato. «La sua disabilità cognitiva – spiega De Puy – a volte rende le cose più difficili, ma grazie alla presenza amorevole della sua sorella maggiore Kenzie, di 15 anni, del fratellino Lucas, di 8, della mamma Ashley, di 40, e del cane Piper, riesce ad affrontare la vita in modo piuttosto spensierato. A differenza di molti genitori in difficoltà, sua madre, con l’aiuto della scuola e dei medici, è riuscita a farsi strada nella complessa burocrazia americana, ottenendo come risultato una bambina felice, sana e inserita a scuola. Senza quell’aiuto non ce l’avrei fatta. Come un gattino, Emily gioca nell’erba», chiosa la fotografa.
Alba Zari
Still Standing ammanta anche l’opera personale e liberatoria di Alba Zari in Occult. L’autrice ha intrapreso un viaggio catartico alle origini della sua vita e di quella della sua famiglia. È scesa in una spirale controversa, quella della setta Children of God, dove la promessa di una libertà sessuale e di una vita solo superficialmente connessa con quella “mitica” dei “figli dei fiori” non era nient’altro che un’esca, una porta aperta su un mondo dove regnavano sfruttamento sessuale, prostituzione, abusi. Alba Zari, che sarà ospite al festival nei giorni di apertura, è nata a Bangkok, in Thailandia, nel 1987 e ha vissuto lì fino all’età di otto anni, per poi trasferirsi in Italia (inizialmente a Trieste e successivamente a Bologna, dove si è laureata al DAMS). La sua storia e le sue origini familiari vengono indagate in Occult: le immagini anche quando restituiscono la bellezza di corpi e tramonti ripercorrono la storia della sua famiglia all’interno della setta Children of God. Attraverso immagini, documenti e materiali d’archivio, la ricerca affronta i temi del controllo e della costruzione della verità: ancora oggi Alba Zari non sa chi sia il suo padre biologico.
Alfredo Bosco, Pietro Masturzo e Jack Califano
A tratteggiare la veemenza (e gli effetti della violenza) dei conflitti aperti nel pianeta è un’importante mostra collettiva che riunisce i lavori di Alfredo Bosco, Pietro Masturzo e Jack Califano, tre autori impegnati a raccontare comunità messe a dura prova da oppressivi sistemi di potere. «Bosco – spiegano dal Si Fest – documenta le ferite della guerra in Ucraina e la determinazione della popolazione a ricostruire la propria vita tra le macerie; Masturzo osserva la Palestina quotidiana, dove la semplice sopravvivenza e la riaffermazione della propria presenza assumono una valenza politica; Califano si concentra sulle comunità migranti negli Stati Uniti colpite dalle politiche dell’Ice, raccontando la difesa del diritto all’esistenza di famiglie ristrette nell’incertezza».
La quotidianità e l’identità
Tra gli altri completano il percorso espositivi Lars Tunbjörk con Vinter: fotografie che cristallizzano la quotidianità dei lunghi mesi invernali in Scandinavia. Qui emerge il racconto di una resistenza silenziosa fatta di solitudine, perseveranza e gesti ordinari capaci di attraversare il tempo e il buio. E ancora Robbie Lawrence che, in Long Walk Home immortala gli Highland Games tra la Scozia e gli Stati Uniti, trasformando una tradizione popolare in un’indagine sull’evoluzione dell’identità culturale e sulla forza della memoria collettiva. Vale la pena lasciare la parola gli organizzatori: «I confini dell’identità e delle aspettative sociali vengono interrogati da Andi Gáldi Vinkó nel progetto Sorry I Gave Birth I Disappeared But Now I’m Back, dove il tema della resistenza si sposta nel territorio della maternità, misurandosi con il corpo, il tempo e i modelli culturali consolidati. In Black Stone Burns, Olga Sokal viaggia attraverso i paesaggi segnati dall’industria estrattiva e dal carbone, soffermandosi sulla convivenza tra le comunità locali e le conseguenze delle trasformazioni ambientali ed economiche, alla ricerca di nuove possibilità di futuro».
Gli orari
Le mostre, a cui si accede pagando un biglietto unico, resteranno aperte l’11 e il 12 settembre dalle ore 18 alle 24, il 13 settembre dalle 9 alle 20. Il 19-20, 26-27 settembre resteranno aperte dalle 10 alle 20. L’inaugurazione è fissata per venerdì 11 settembre alle 18:00 con il taglio del nastro del sindaco Nicola Dellapasqua, l’apertura dell’area dedicata ai libri (Spazio LiFE) e delle mostre visitabili fino a mezzanotte.
Gli appuntamenti
La prima serata offrirà anche appuntamenti imperdibili come la proiezione del docufilm Il granchio nudo dedicato a Marco Pesaresi (ore 20:45 al Cinema Moderno) e il dj set di Jolly Mare a partire dalle 22:30.
La manifestazione entrerà nel vivo sabato 12 settembre (con mostre aperte dalle 9:00 alle 24:00) dando il via alle celebri letture portfolio, un’occasione unica per confrontarsi con photo editor, curatori e grandi firme della fotografia come Mario Cresci, Alfredo Bosco, Olga Sokal e la stessa Alba Zari. Il pubblico potrà inoltre partecipare a visite guidate d’eccezione insieme alla direttrice artistica Manila Camarini e agli autori, oltre a seguire numerose presentazioni editoriali — tra cui il dialogo con il maestro Guido Guidi — e a godersi il concerto serale del trio soul-blues Canaloa.
La giornata conclusiva di domenica 13 settembre vedrà le mostre aperte fino alle 21:00, accompagnate da altre visite guidate con gli autori (tra cui Alba Zari e Alfredo Bosco) e da ulteriori presentazioni di libri fotografici. Il momento clou del festival è previsto per le 18:00 con la cerimonia di premiazione, durante la quale verranno assegnati il prestigioso Premio Marco Pesaresi per il fotoreportage (giunto alla sua venticinquesima edizione) e il Premio Portfolio «Werther Colonna» Si Fest 2026.
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7 settembre 2026 ( modifica il 7 settembre 2026 | 17:16)
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