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Stefania Ulivi, inviata a Venezia
L’attrice protagonista con Jasmine Trinca e Adriano Giannini del thriller psicologico di Paolo Strippoli, per la prima volta in concorso al Lido
«La conosco benissimo questa estranea, una vecchia amica che vive dentro di me e continuamente mi pone dilemmi e scelte da fare. È faticosa ma anche simpatica, le sono affezionata. Perciò quando Paolo mi ha proposto il personaggio mi è sembrato semplicemente di dovere chiedere a lei se voleva fare un film». Valeria Bruni Tedeschi è L’estranea del film con cui Paolo Strippoli, al suo quarto lungometraggio, si presenta per la prima volta in concorso a 33 anni. Un film di genere, un thriller psicologico, dice il regista, nato «dalla mia paura più grande, quella di perdere il controllo. Tutti i miei film parlano di persone che barattano il loro dolore o il senso di colpa in cambio di questo, del controllo».
È la storia di una famiglia, sulla carta, felice. I Colonna (Jasmine Trinca e Adriano Giannini, Anna e Walter). Nuovi ricchi nella Bari degli anni Novanta, una bella villa, due figli, un maschio e una femmina, molte ansie da prestazione, e molte aspettative. Dopo un incidente alla piccola che rischia di comprometterne un futuro radioso, entra in scena la misteriosa estranea. Propone un patto — osceno e terribile — alla madre, innescando una spirale diabolica che si alimenta delle sue ossessioni. Fino al momento in cui Anna si presenta a casa della figlia Alice, ormai adulta (Romana Maggiora Vergano) e le rivela: «Tutto quello che pensi di sapere sulla nostra famiglia non è vero».
Non ha avuto dubbi Paolo Strippoli, barese di Corato, già acclamato per il precedente La valle dei sorrisi, su chi affidare il ruolo di villain dell’intrigo. «Chi meglio di Valeria? Volevo rubarle un po’ della sua eleganza innata. Avevo bisogno di un personaggio che fosse al di sopra di tutti. E che sapesse dire quelle cose così crudeli e ciniche che, che l’estranea dice con leggerezza e ironia. La follia di questo personaggio che era in sceneggiatura, lei l’ha resa reale. E potente. Ha regalato al film un tono tra la commedia e l’assoluto sadismo».
Ci ha preso gusto, non lo nasconde Bruni Tedeschi, a fare la parte della cattiva. «Ho l’impressione che questa persona dentro di me faccia un po’ così, che si prenda gioco di me. Per questo mi sono divertita a darle voce. Mi sono detta: finalmente, vai».
Molto elegante in effetti, con un trench che nei thriller si associa al personaggio del detective. «Anche l’abbigliamento mi ha aiutato: con questo impermeabile, i tacchi. È un tipo un po’ intellettuale, affascinante, spiritosa».
Impegnata, nel corso del film che copre un arco temporale di oltre vent’anni, in diversi corpo a corpo con Jasmine Trinca. «L’estranea trascina la madre in un gioco di specchi — osserva l’attrice, già in gara con Moretti —. Non intellettuale, anzi a un certo punto addirittura carnale, quasi come una forma di autoerotismo. È venuto tutto per caso, per quanto in questo film si possa parlare di caso».
Un regalo, dice Strippoli, l’intesa tra le due. «Mi sono divertito a girare queste scene di scontro che diventa incontro quasi sessuale».
Il segreto, spiega Bruni Tedeschi, è proprio non aver paura di perdere il controllo. «Sul set bisogna lasciare spazio all’imprevisto, abbandonarsi al gusto, come diceva Renoir, di lasciare entrare la realtà, come una finestra che si apre e il vento irrompe nella stanza. Ecco, come attrice e come regista ho bisogno di questo ossigeno. Nella vita sì, ho paura di perdere il controllo. Sul lavoro, lo ricerco».
7 settembre 2026
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