di
Matteo Castagnoli

Le spugne galleggianti rimarranno fino a che il flusso di liquido inquinante, vegetazione e materiali contaminati cesserà. A pagare le spese dello smaltimento sarà la Regione

Dopo la fine dell’emergenza, almeno della sua fase acuta, iniziano i conti. La messa in sicurezza del Naviglio era iniziata già venerdì, appena avvistata la scia nera che da Magenta era arrivata fino alla Darsena. Idrocarburi, forse gasolio (per la certezza serviranno gli esiti degli esami di Arpa attesi nei primi giorni della settimana). 

L’inchiesta per reato di inquinamento ambientale nel Naviglio

La Procura ha aperto un’inchiesta per il reato di inquinamento ambientale. Inizialmente, infatti, sembrava che il fatto fosse stato causato da un incidente, dovuto alla una rottura delle tubazioni di un oleodotto, durante le operazioni di bonifica di un’area dismessa. Ma le cose non starebbero così. Infatti, quando avviene una rottura di una tubatura, il gestore della rete nota un calo di pressione che in questo caso non c’è stato. Inoltre, se c’è una perdita, il fenomeno dovrebbe proseguire finché non viene riparata, in questo caso il versamento si è esaurito da solo. 



















































Gesto doloso o sversamento illegale di gasolio nel Naviglio?

L’ipotesi più accreditata, al momento, è che si sia trattato di un gesto doloso, oppure di uno sversamento illegale del liquido arrivato così nella rete fognaria. Le quantità di sostanza oleosa, probabilmente gasolio, possono far ipotizzare a un grosso smaltimento illecito. È probabile che, in questo caso, sia riconducibile a una autobotte svuotata in un luogo non autorizzato, oppure un deposito non bonificato secondo le regole

Il contenimento di VdF e Protezione Civile

Venerdì sera, vigili del fuoco e Protezione civile s’erano precipitati in via Ludovico il Moro per contenere quella chiazza oleosa, lunga 28 chilometri. Dopo le prime reti e le prime spugne galleggianti, erano iniziati i lavori di bonifica. Aspirando l’acqua contaminata, sabato i tecnici hanno riempito quattro autobotti da circa 30 metri cubi ciascuna. Tradotto, a seconda della densità del materiale: 120 tonnellate per 12o mila litri.

 Lo smaltimento costerà oltre 100 mila euro

Il liquido inquinante ora dovrà essere smaltito, portato in discarica e trattato. Un’operazione, gestita dal Consorzio Villoresi, che ammonterà a oltre 100 mila euro. Forse anche molto di più, azzarda qualcuno vista la quantità e la specie di materiale versato. Spese che saranno in carico alla Regione, competente in materia di acque e proprietaria del sistema Navigli. Le reti arancioni (dei pompieri e che saranno acquistate anche dal Comune) e le spugne galleggianti rimarranno fino a che il flusso di liquido inquinante, vegetazione e materiali contaminati cesserà. 

 Il Naviglio Pavese è salvo

Al momento ci sono ancora piccoli residui lungo il canale. Invece il Naviglio Pavese, che, come il gemello, «disseta» molti campi a sud, non è stato invaso dalla chiazza. Nei primi giorni della settimana sono attesi gli esiti dei test sull’acqua fatti da Arpa. Un passaggio importante, oltre che per l’impatto ambientale, anche per provare a risalire a chi ha smaltito illegalmente gli idrocarburi. L’ipotesi del dolo resta quella più credibile.

Lunedì, in via Lodovico il Moro ci sarà l’assessore alla Protezione civile di Milano, Marco Granelli. Che manda un messaggio: «Bisogna che tutte le istituzioni, a partire dalla Regione si impegnino di più».


Vai a tutte le notizie di Milano

7 settembre 2026 ( modifica il 7 settembre 2026 | 18:45)