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Redazione online
Piantedosi ad «Agorà»: «Se dovesse farla franca dal punto di vista sanzionatorio, almeno nei termini in cui ci si aspettava, ci riserviamo di adottare un altro provvedimento». Il presidio della comunità bengalese
La decisione di lasciare libero l’uomo accusato di aver molestato una tredicenne in un minimarket di Torino «appare molto singolare, ma è stata impugnata dalla procura e dunque restiamo in attesa delle decisioni successive: peraltro l’indagato aveva avuto riconosciuto da un tribunale una protezione speciale e noi stiamo aspettando l’esito giudiziario per valutare se c’è la possibilità di revocarla».
Il ministro
Lo ha detto il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi intervenendo ad «Agorà» su Raitre. «In casi come questi – ha ricordato il titolare del Viminale – al di là dell’esito giudiziario, esistono altri strumenti: se dovesse farla franca dal punto di vista sanzionatorio, almeno nei termini in cui ci si aspettava, ci riserviamo di adottare un altro provvedimento».
Il ricorso della Procura
Al momento la procura di Torino ha impugnato presso il tribunale del Riesame il provvedimento con il quale il gip ha disposto l’obbligo di firma, senza neppure convalidare il fermo, del 42enne che era stato arrestato dalla polizia per una molestia su una tredicenne entrata nel suo negozio.
La decisione del giudice
Il gip aveva riconosciuto l’esistenza dei gravi indizi di colpevolezza, ma non aveva convalidato il fermo per la mancanza del pericolo di fuga. Quanto alle esigenze cautelari, a parere del giudice potevano essere garantite dalla misura restrittiva dell’obbligo di firma.
Cosa prevede la protezione
Il regime di protezione speciale è una forma di tutela prevista dall’ordinamento italiano per alcune persone straniere che non possono essere rimpatriate, anche quando non hanno i requisiti per ottenere lo status di rifugiato o la protezione sussidiaria. In sostanza, può essere riconosciuta quando il rimpatrio esporrebbe la persona a una violazione di diritti fondamentali, per esempio in presenza di rischio di persecuzione, tortura o trattamenti inumani o degradanti, oppure in determinate situazioni legate al rispetto della vita privata e familiare.
La comunità bengalese
Dicono no alla violenza su donne e bambini, chiedono giustizia e di non accomunare tutta la comunità bengalese a chi è accusato di aver commesso il reato: a pochi giorni dell’episodio di molestie su una tredicenne in un minimarket, una rappresentanza di cittadini del Bangladesh di Torino ha organizzato un presidio davanti al Comune a sostegno della ragazzina, per chiedere sicurezza e prendere le distanze da chi commette reati.
«Noi siamo contro chi non rispetta le leggi – dice un portavoce della comunità – e per quello che ha fatto questa persona diciamo al giudice che due giorni in carcere sono troppo pochi. Chiediamo che venga fatta giustizia – aggiunge – ma chiediamo anche che non si pensi che siamo tutti uguali se una persona bengalese commette un gesto orribile. E alla bambina diciamo siamo con te». Durante il presidio una delegazione è stata ricevuta dall’assessore alla Sicurezza Marco Porcedda al quale la comunità bengalese chiede regole più severe sui minimarket, in particolare sugli orari di chiusura. «Sono loro stessi – spiega l’assessore – a chiedere queste misure. Il tema è che quella sugli orari non è una competenza del Comune. Siamo d’accordo che vada chiesta al governo una modifica della legge nazionale per cui siano le Città a poter decidere in merito quando c’è la necessità».
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7 settembre 2026 ( modifica il 7 settembre 2026 | 18:32)
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