Debutto in rossonero senza bollicine per l’esterno 22enne, che ha patito la scarsa vena collettiva e il trattamento “personalizzato” di Celik
Se adesso si potesse dire il classico “buona la prima”, magari si starebbe parlando di un Milan a punteggio pieno. Per Diego Moreira invece la prima è stata così così. Un soufflé un po’ sgonfio, che inizia a cuocere bene e poi si ripiega su stesso quando arriva il momento di gustarlo. Ovviamente non si tratta di bocciare o promuovere un nuovo acquisto dopo una sola ora di gioco, ma di fare un semplice zoom sul debutto del nuovo esterno rossonero. Anche perché i fari rossoneri allo Stadium erano tutti per lui, e il motivo è semplice: è stato il secondo acquisto più oneroso del Milan lungo l’estate 2026. La freccia chiamata a generare superiorità numerica, ad aumentare la fantasia offensiva, a rifornire nel migliore dei modi il centravanti. Moreira è il prototipo perfetto di esterno per il calcio di Amorim: verticale, tecnico, sfacciato. Il verdetto è un rimando a settembre, tanto ci siamo: non dovrebbe servire troppo per passare gli esami.
caratteristiche—
Ciò che è in grado di fare, peraltro, si è intravisto anche se poi non si è trasformato in produzione esecutiva: quando Diego riceve palla, la prima cosa che fa è guardare in avanti. Non lateralmente, non indietro: davanti. In modo da capire se ha spazio per avanzare. L’impostazione mentale è quella, il piede è pulito e si vede. Dopo di che, gli vanno concesse le attenuanti generiche: partita del debutto, contro una big, in uno stadio complicato, nell’ambito della peggior partita giocata dal Milan quest’anno. Il 22 rossonero ha patito il trattamento personalizzato che Spalletti ha consegnato saggiamente a Celik: pressalo subito, non dargli tempo di girarsi, guai se lo facciamo partire. Soffocato nella culla, insomma.

numeri—
I numeri del suo match recitano – in 61 minuti – 59 palloni toccati (cifra congrua: dall’altra parte per Estupinan sono stati 66), 27 passaggi positivi (non molti), 5 cross (nessuno come lui), un contrasto vinto, uno perso, 2 duelli vinti su 8, ma soprattutto 18 palle perse e 3 dribbling subiti. In queste ultime due voci è stato il peggiore dei suoi, e per un giocatore chiamato a garantire anche la fase difensiva non è il massimo. Certo, a proposito di attenuanti gli va concessa anche quella collettiva: una squadra che, come allo Stadium, non gira, sbaglia tecnicamente le uscite, si perde inesorabilmente sulla trequarti e fatica a dare verticalità, non aiuta l’inserimento degli ultimi arrivati. C’è poi anche un discorso di posizione: nelle ultime stagioni Diego ha giocato soprattutto a sinistra, pur essendo stato impiegato anche sul lato assegnatogli da Amorim. Il quale ha già spiegato, nel suo gioco delle coppie, di vederlo più che altro a destra, ovvero come alter ego di Chukwueze. Un’assegnazione su cui il giocatore è assolutamente d’accordo. “Nel modo in cui giochiamo preferisco la fascia destra. Ho parlato con il mister di questo ed è la posizione dove mi sento meglio”, ha detto qualche giorno fa. Non resta che mettere a punto i meccanismi e liberare quella sfacciataggine di cui il Milan in questo momento ha un assoluto bisogno.
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