Vittoria di Savoia si preannuncia come una delle star dell’autunno 2026. La figlia di Clotilde Courau ed Emanuele Filiberto di Savoia è la protagonista di Io+Te – Soli contro tutti, disponibile su Prime Video dal 18 settembre. Il film è l’adattamento del primo romanzo della trilogia scritta da Emma Green, pseudonimo dietro cui si celano due autrici francesi. I loro libri hanno riscosso grande successo tra gli appassionati di new romance (con un tocco di dark romance), sottogenere letterario in piena espansione che tradizionalmente racconta le storie d’amore e le vite di personaggi che si affacciano all’età adulta.

A 22 anni, Vittoria di Savoia muove così i primi passi come attrice nella pellicola diretta da Manon Gaurin, dove interpreta Alma Lancaster, una giovane donna proveniente da una famiglia agiata che mente ai propri cari fingendo di studiare giurisprudenza, mentre in realtà si dedica alla sua vera passione: il cinema. A lezione incontra il tenebroso Vadim Arcadi (interpretato da Lucas Barski), con cui deve lavorare a un progetto. Dopo l’iniziale riluttanza, i due studenti si avvicinano ma alcune minacce incombono sulla loro storia d’amore appena sbocciata.

In occasione dell’uscita del film, Vittoria di Savoia ci ha raccontato la sua prima esperienza come attrice.

Come affronta il tour promozionale che accompagna l’uscita del suo primo film?
«Sarò sincera: è piuttosto stressante, ma incontrare tante persone e promuovere un progetto è anche estremamente interessante. E poi è l’occasione per mostrare chi sono veramente, dato che, in questo caso, nella vita reale sono molto diversa da Alma. Lei per esempio è introversa, mentre io sono molto socievole e con i piedi per terra».

Come ha ottenuto il ruolo di Alma?
«Ho frequentato una scuola di recitazione a Londra e ho firmato un contratto con un’agenzia un anno e mezzo fa. Ho fatto diversi provini, tra cui questo. Quando ho saputo di essere stata scelta, ero davvero orgogliosa. Il mio sogno era diventato realtà. Volevo lavorare e scoprire dall’interno come funziona il cinema. Ho imparato molto dalla dimensione collettiva di questo ambiente lavorando con il direttore della fotografia, i tecnici, il fonico…»

Conosceva già il new romance?
«Per niente. Non è un genere che mi attirava quand’ero più giovane, e quindi avevo pochi riferimenti. Non ho cercato ispirazione da quel mondo. Però ho scoperto i codici molto precisi del new romance. È tutto calcolato nei minimi dettagli. Per me, la sfida è stata cercare di infondere autenticità e profondità al mio personaggio pur rimanendo all’interno di quei codici. A volte avevo voglia di improvvisare un po’ (soprattutto nelle scene che descrivono gli slanci della giovinezza), perciò ho dovuto lavorare molto su questo aspetto».